Mi scuso con eventuali vegani e vegetariani o gente particolarmente sensibile, ma avrete a che fare con parecchi animali morti, scuoiati e tagliuzzati. So sorry!
Ogni promessa è obbligo e io vi avevo giurato che vi avrei riportato ad Anversa per analizzare qualche immagine rovesciata? Bene, eccoci di nuovo qui, davanti ad uno dei quadri di Aertens. Come abbiamo già visto nel precedente articolo, è stato un grandissimo artista e innovatore della pittura fiamminga, in particolare legata a temi quotidiani e a importanti valori morali, quindi non c’è da stupirsi che sia proprio lui il campione di tali scene.

Di sicuro una delle migliori è Il banco di macelleria realizzato nel 1551 per la Gilda dei Macellai d’Anversa, celebrante i 50 anni dalla sua fondazione, e conservato attualmente all’Universitatgemalde Sammlung a Uppsala, che dalla regia mi dicono, essere un bel posto. Comunque, come ci suggerisce il titolo, siamo di fronte ad un banco che ci mostra pezzi più o meno invitanti di carni, salumi, pollame e formaggi. Tutto ci viene servito in primo piano ed è realizzato con una verosimiglianza quasi sbalorditiva: il rosso vivo della carne che contrasta con il bianco del grasso, gli occhi vitrei della testa del bovino, perfettamente al centro del bancone, le piume delle galline…tutto è vivido davanti a noi. Sono così tanti i dettagli da cogliere che si fa fatica ad abbandonare il primo piano e andare oltre le travi che sorreggono la tettoia, ma è lì che sta il vero tema dell’opera!
Andiamo alla nostra destra. Sul palo che sostiene la tettoia c’è un cartiglio dove viene annunciato il sequestro di alcuni terreni di un monastero in quanto le gentili suore frodavano gli acquirenti giurando che i soldi guadagnati sarebbero serviti per un ospedale, ma in realtà se li intascavano. Bene ma non benissimo!
Poco più avanti, su uno spiazzo, c’è un giovane, probabilmente il macellaio stesso che sta versando dell’acqua in una brocca. Il terreno intorno a lui è cosparso di gusci d’uovo e di ostriche. Se siete stati attenti durante il nostro ultimo viaggio sapete che cosa richiamano le uova…Il ballo dell’uovo…la facilità con cui si perde la verginità…i mascalzoni che vogliono corrompere le pie ragazze… Benissimo! Aggiungete le valve di uno degli alimenti considerati più afrodisiaci e capirete che quelli lì in fondo, dentro a quella stanza che vediamo in terzo piano non sono cordiali amiconi, bensì prostitute e clienti. E sì, quello lì è un bordello! Andiamo proprio alla grande!

Con un bel saltello andiamo alla finestra di sinistra e vediamo se ci va meglio.
L’avete notato che manca qualcosa, vero?
Siamo in un bel sentiero, all’aria aperta, con un boschetto che emerge su un cielo praticamente bianco…ma dov’è il resto del bordello, della struttura ampia che vedevano dall’altra parte? Sparita, puff! Gioco di magia! Basta l’angolo della macelleria per passare dalla città all’elegante natura d’oltralpe.
Lì in terzo piano c’è una donna in groppa ad un asinello, che tiene in braccio un bambino, e porge qualcosa a un mendicante che ringrazia. Già così, con questa descrizione scarnissima, dovuta anche al fatto che è un particolare piccolissimo, vi dovrebbe suggerire qualcosa: si tratta della raffigurazione delle Elemosina della Vergine. Esatto: un passo biblico, poco conosciuto per di più, nascosto tra una brocca, dei pesci, delle salsicce e una testa di maiale. Non c’è il volto misericordioso della Madonna, non ci sono aureole così luminose da squarciare il buio o suggerirci che lì sta accadendo qualcosa di particolare, nulla del genere! È un’immagine normalissima, che passa quasi inosservata.
Lì dietro c’è una processione, gente vestita come dettava la moda nelle Fiandre del Cinquecento. Si tratta della gens bona, dei fedeli, che ordinatamente si muovono verso la cattedrale di Anversa la quale si intravede dalla finestra successiva. Si nota appena, i suoi colori sono così tenui che si mischiano con quelli del cielo, ma ad aiutarci viene proprio il banco del macellaio. Dopo esserci allontanati con lo sguardo dobbiamo ritornare all’origine di tutto, il primo piano, che ci appare, adesso, nuovo e completamente diverso.

Sulla sinistra, in alto, sopra la finestrella dove scorgiamo la cattedrale c’è una targhetta, con due mani che ci rivolgono i palmi e una scritta, che sta proprio ad indicare il luogo di culto di Anversa. Sul pilone rosso, dove è appeso metà di un costato c’è non solo il simbolo della Gilda dei Macellai, ma anche la X che solitamente è collegata a Cristo nelle immagini religiosa. In questo modo anche i pesci incrociati, su un piatto di stagno (che brilla come argento), hanno una nuova connotazione.
Anche la disposizione delle carni non è più casuale: il lato sinistro e la diagonale che ci porta verso la cattedrale mostra i cibi della Quaresima, le carni magre e i tagli che gli infermi o le donne incinte possono consumare per evitare problemi di salute, mentre a destra, sul quel palo che guida lo sguardo al bordello, sono appesi tutti i cibi proibiti.
Siamo passati in brevissimo tempo da una semplice macelleria a un avvertimento morale e religioso, da un’ode al buon cibo all’incoraggiamento a una vita pia e da bravi cattolici.
Mica male questi olandesi!






