Oggi rotoliamo verso sud, attraversiamo il mare e giungiamo in Sicilia, dove conosciamo Giuseppe Tringali, artista classe 1984, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, la cui ricerca artistica si basa su una lettura personale del linguaggio pittorico, attraverso il quale esprimere il proprio vissuto e i propri valori. Andiamo a scoprire qualcosa di più!

JESSICA: Parlaci un po’ della tua formazione e dei tuoi principali campi di interesse.
GIUSEPPE: Nel 2002 decido di lasciare Caltagirone e la Sicilia per provare a realizzare un sogno nel cassetto, diventare un disegnatore di film d’animazione, scegliendo l’Accademia di Bologna come punto di partenza per la mia formazione. Frequento l’Accademia di Napoli per un breve periodo e nel 2008 mi diplomo in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Volevo diventare il nuovo Hayao Miyazaki, ma strada facendo mi sono ritrovato a curare mostre, organizzare eventi artistici, fare installazioni e persino insegnare arti visive. Per quanto possiamo pianificare non si può mai sapere dove ci porta la strada che ci si para davanti.
J: Viviamo in un’epoca dove sono ormai pochi gli artisti che si dedicano prettamente alla pittura, in che modo ti approcci a questa tecnica?
G: Il rapporto con la pittura è sempre molto spontaneo ma allo stesso tempo estremamente conflittuale, sono sempre alla ricerca di un linguaggio e una cifra stilistica che appartenga solo a me ed è per questo che in quasi tutte le mie opere è evidente una certa tensione emotiva. In questo senso non sono molto accademico, piuttosto sono anche violento nei confronti dei supporti e della pittura ma in fin dei conti la cosa che più conta è che il risultato rispecchi parte del mio personale vissuto.
J: Qual è il messaggio che vuoi dare attraverso i tuoi lavori?
G: Come chiunque altro con i miei lavori vorrei trasmettere la mia personale visione del mondo in cui vivo, i valori in cui mi rispecchio. Mi piacerebbe che le miei opere potessero far riflettere su come, col nostro fare, possiamo essere d’esempio, in positivo o in negativo, nei confronti degli altri. Con i miei dipinti vorrei poter dire di ricercare la profondità e l’essenzialità delle cose, scomponendone la superficie, grattando via gli strati di colore per non ridursi a mera apparenza.
J: Come si è evoluta negli anni la tua idea di arte?
G: Continuo a pensare che l’arte debba servire a smuovere le coscienze ed essere motore di processi riflessivi, ma negli ultimi tempi considero l’arte come quel valore aggiunto alla vita di ogni giorno, quel momento da dedicare a sé stessi, scontornato dalla pomposità degli eventi e delle mostre e dalle sovrastrutture culturali, un semplice momento assolutamente personale dove concedersi del tempo, bene prezioso che ai giorni nostri giorni è sempre più raro.
J: Oltre alle opere su cavalletto ti occupi anche di realizzare delle opere murali su commissione, come si legano alla tua produzione principale? Si pongono in linea agli altri tuoi lavori nella scelta sia della tecnica che dei temi o ti approcci in un modo completamente differente?
G: Ci tengo a precisare che non sono uno Street artist, proprio perché l’arte di strada ha un suo codice ben preciso, io sono un pittore che dipinge su qualsiasi superficie gli venga messa a disposizione, quindi anche sui muri. Il processo di creazione di un murale si basa principalmente su un primo studio del contesto dove verrà inserito e ovviamente cambiano anche i medium con cui intervengo sulle superfici, prediligendo spray, quarzo e acrilici. Per quanto riguarda lo stato d’animo con cui affronto un muro invece è totalmente diverso da quello che ho quando sono in studio, sono molto più disteso e rilassato, direi quasi giocoso, sarà per la possibilità di avere spazi più grandi sui quali intervenire e ho la possibilità di estendere al massimo il gesto pittorico. Ciò che scelgo di dipingere sui muri non si discosta molto dalla mia produzione principale, c’è sempre un filo conduttore che lega tutte le mie opere, quasi come se ogni soggetto che scelgo di dipingere automaticamente fa germinare l’idea per il quello successivo, ognuno di questi soggetti rappresenta parte del mio vissuto e si fa portatore di un messaggio positivo da lasciare impresso specialmente in strada. Per quanto riguarda le commissioni invece, beh, quelle sono commissioni.


J: Raccontaci un po’ della tua ultima mostra, #Storie, personale realizzata per la Galleria L’Altro Artecontemporanea di Palermo. Per quale motivo il formato scelto per i ritratti è rotondo e non il classico quadrato?
G: Il mio lavoro come artista è una ricerca continua, non sono mai soddisfatto, qualcuno dice che questa sia una buona cosa, perciò cerco sempre di rinnovarmi per poi tornare a bozzetti di qualche anno prima, non passa giorno senza che abbia macchie di vernice addosso. L’ultima mia personale #Storie è un progetto semplice, si tratta di 35 Ri_tratti di uomini e donne siciliane vissuti in un arco di tempo che va dal 1984 (anno della mia nascita) al 2019. 35 anni appunto. 35 anni di storie positive, storie che vale la pena raccontare, che possono essere spunto positivo per le generazioni più giovani, in controtendenza con le #stories dei social, che durano appena 24 ore, che raccontano spesso di superficialità ed effimera apparenza e che mirano soltanto ad ottenere consensi ed approvazione meramente virtuale. Ho scelto di ritrarre i volti di personaggi noti ed altri un po’ più di nicchia ma che hanno contribuito alla storia della nostra Isola, hanno permesso di ricostruire se vogliamo un ritratto positivo, non legato necessariamente allo stereotipo di mafia, carretti e fichi d’india. Il formato è un chiaro richiamo all’avatar del mondo social, quasi un tasto retroilluminato che spunta dalla parete e che viene voglia di schiacciare per scoprire quale nuova finestra si può aprire.
J: Ti va di darci qualche spoiler sui tuoi progetti nell’immediato futuro?
G: Finora ho raccolto critiche positive nel mio territorio ma non sono riuscito a varcare i confini dell’isola col mio lavoro, probabilmente perché il mio linguaggio è rimasto troppo legato alla mia sicilianità. In questo momento sto lavorando ad un progetto che spero possa rendere la mia pittura e il messaggio che essa porta universalmente valido e quindi più spendibile fuori dalla Sicilia.

Ringraziamo Giuseppe Tringali per averci concesso questa intervista e gli auguriamo di realizzare tutti i suoi progetti futuri, speriamo che vi abbia fatto piacere conoscere questo nuovo artista e vi consigliamo, se non volete perdervi i suoi lavori, di seguire la sua pagina instagram (https://www.instagram.com/giuseart/?hl=it)!