Todo Modo una previsione inaspettata

di Lorenzo Carapezzi

Gli anni Settanta, nella storia del cinema italiano, sono il periodo del cinema politico. L’Italia, sin dalla nascente Repubblica, vede dentro le proprie radici la Democrazia Cristiana, partito che non avrà vita breve, bensì influenzerà l’attività politica fino agli inizi degli anni Novanta, con Tangentopoli. L’Italia di Elio Petri e di Gian Maria Volonté è messa in scacco dalla strategia della tensione. Tra bombe, stragi, rapimenti e delitti mafiosi, la classe politica di quegli anni sembra quasi non vedere il teatro sanguinoso e terrificante che accade attorno a Palazzo Chigi. Andreotti, con quella sua postura gobba e con occhiali molto spessi, come presidente del consiglio del quarto governo Andreotti (Governo Andreotti IV), non vede e non sa nulla. Questo paradossale e non di meno sospettoso comportamento non sfugge a coloro che della sensibilità ne hanno fatto un mestiere: gli artisti. “Andreotti io l’avrei voluto avere come padre!” dirà il genio napoletano Massimo Troisi accanto a Pippo Baudo, sorridendo con quell’ironia tagliente napoletana, quella che mostra il ridicolo del paradosso. Non di meno il cinema ci fa attendere la sua risposta.

Dalle vene surreali ed esistenziali di Fellini e Antonioni si emancipa una nuova visione autoriale che vede nella macchina da presa il mezzo ideale per denunciare corruzioni e malaffare. “Salvatore Giuliano”, “Il caso Mattei” e “A ciascuno il suo” sono solo alcuni dei titoli italiani che occupano le sale cinematografiche. Il massimo esponente di questo nuovo cinema è senz’altro Elio Petri, un uomo che ha fatto del cinema uno scopo nella vita. Petri ne conosce benissimo il potere influente e artistico. Accanto al talento e alla sensibilità egli porta e trasmette in ogni immagine coraggio, l’arma fondamentale contro il periodo buio che stava incombendo i quegli anni. “La libertà di espressione va difesa per quello che essa fondamentalmente rappresenta: il diritto degli artisti di esprimersi e di indagare criticamente sul corpo della realtà in cui vivono, qualunque sia la società in cui vivano” dirà nel 1957 parlando. Quella “realtà” e quella “qualunque società” diventa campo di battaglia tra estremismi, una faida di opposizioni ma con un identico obiettivo: catalizzare l’attenzione pubblica e politica. Prima “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970) poi “Todo Modo” (1976) sono i film cardini della visione petroniana dell’Italia di quegli anni: ormai il cittadino non sa più di chi fidarsi, le figure emblematiche della sicurezza e della gestione del Bel Paese sono diventati i veri cattivi. Non esiste più il manicheismo, tutti sono diventati improvvisamente avidi, corrotti, malsani. Ci sono poliziotti che uccidono, i politici diventano i mandanti delle stragi, i fascisti da una parte e i comunisti sembrano diventare migliori, poiché dietro hanno un’ideologia per la propria comunità.

Gian Maria Volonté interpreta il Presidente M. (Elio Petri, Todo Modo, 1976)
Elio Petri(1929-1982)

Petri dimostra che la sua visione e quella dello scrittore Leonardo Sciascia non sono solo fondate su un’osservazione soggettiva della realtà. Il rapimento e l’uccisione Moro avvenuta nel maggio nel 1978 ne è la prova storica. Attraverso Todo Modo e l’incredibile interpretazione di Gian Maria Volon, la coppia Petri e Sciascia riescono addirittura ad anticipare un paio di anni prima il famoso 9 maggio 1978. Nel film Aldo Moro non è mai citato, eppure implicitamente il Presidente (Gian Maria Volonté) è una chiara citazione al Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana. Addirittura, Volonté dichiarerà di aver studiato il comportamento e il modo di fare di Moro per l’interpretazione del film. Non a caso poi il Presidente, nel film, si chiama M. Una lettera, un nome…un nome, una realtà andata allo sbaraglio.
Forse il finale che sto per scrivere potrà sembrare molto astratto e cercato, ma voglio scriverlo lo stesso in qualità di adoratore del cinema. Il cinema è la macchina dei sogni e della fantasia umana. Questo pensiero si trasmette all’interno della nostra realtà che ci circonda ogni giorno. Petri è uno degli esempi che trasforma il cinema e l’occhio cinematografico in una sfera di cristallo. La agitiamo ed essa ci mostra il futuro. Il cinema diventa divinazione, dimostrando quella sua qualità surreale che si immette nel reale.

 locandina di Todo Modo (1976)

Fonti:

-G. P. Brunetta, Guida alla storia del cinema italiano (1905-2003), Einaudi, Torino, 2016.
-Anni di piombo: https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo
-Elio Petri: https://www.youtube.com/results?search_query=elio+petri
-Luigina Dinella, La realtà grottesca di Elio Petri:http://www.controappuntoblog.org/2012/08/04/la-realta-grottesca-di-elio-petri/