Vai a uno spettacolo comico sulla storia della scienza fatto dal tuo youtuber preferito, ti siedi e ti prospetti una serata interessante ma allo stesso tempo leggera, fatta di risate e qualche nozione da salvare nel proprio hard disk celebrale, ma non va affatto così!

Quando le luci si riaccendono non sai se andare dietro le quinte per incontrare quella mente brillante o fiondarti a casa a scrivere quattro righe su quella lampadina che si è accesa dopo nemmeno cinque secondi dall’inizio dello spettacolo, ovviamente ho fatto la seconda (per onor di cronaca: il giorno dopo l’ho incontrato lo stesso, in occasione di una conferenza in centro a Padova, e ho persino fatto la foto e chiesto l’autografo, insomma #fangirl!).
Ma che è successo? Qual è l’epifania che mi ha raggiunto in quel momento di estremo godimento?
Be’ molto semplicemente che il Genio non esiste, un po’ banale come illuminazione, calcolando che è anche il titolo dello spettacolo, ma mi ha fatto riflettere quanto questa parola, genio, sia abusata sia nel mondo della scienza sia nel mondo artistico. Il monologo a cui ho assistito è iniziato proprio portando l’esempio di Picasso. Per chi non lo sapesse il nostro artista preferito dal nome così lungo da usare il formato A4 per la propria carta d’identità è stato tra gli artisti più prolifici del XX secolo: i numeri che riguardano i suoi bozzetti, studi e le opere, sia pittoriche che scultoree, sono da capogiro. Tutte le innovazioni che ha portato nell’arte provengono proprio da tutto ciò, da quelle giornate passate davanti ad un modello a studiare il modo migliore per rappresentarlo, per trovare qualcosa che descrivesse al meglio quel cambiamento che stava avvenendo in quegli anni.


E non fu l’unico, tutta la storia dell’arte è caratterizzata da personalità che hanno portato innovazioni stilistiche che si sono poi riflettute nel modo di vedere e percepire la realtà. Sono, però, tutte persone normali, con un grandissimo talento a volte, ma che non hanno ricevuto nessun dono divino o qualsivoglia apparizione miracolosa. Per giungere a questi risultati ci sono stati anni di esercizi e di lavoro, ma anche gli elementi giusti perché ciò fosse possibile: Giotto, Michelangelo, Monet, Duchamp non sarebbero stati gli stessi se non si fossero trovati in quel preciso frangente spazio-temporale, se le menti precedenti non avessero raggiunto determinati risultati, sia negativi che positivi. Le loro soluzioni non sarebbero state accettate se altre menti illuminate non avessero riconosciuto le loro scoperte come fondamentali e, perché no, se qualcuno non avesse trovato scandaloso il loro modo di approcciarsi al mondo.
Insomma, certamente la storia è costellata di menti brillanti, ma dobbiamo ricordare anche che i nomi che oggi conosciamo potevano essere diversi, la storia, infatti, premia i più veloci, coloro che per primi mostrarono al mondo la loro scoperta: un esempio? La nascita della fotografia che vede Daguerre anticipare di poco la presentazione delle scoperte di Talbot rubandogli la paternità della nuova tecnica artistica. Ma se Talbot ha avuto la fortuna di essere ricordato, pensate quanti uomini, ma soprattutto donne, sono state ingoiati dalla storia, perdendo così a causa delle poche informazioni che ci sono giunte dai tempi più antichi o perché semplicemente battuti sul tempo.

Perciò è giusto parlare di genio? Assolutamente no! Coloro che studiamo sono persone che hanno avuto menti pronte che hanno colto prima di tutti gli altri il cambiamento e che sono arrivati a delle nuove soluzioni in maniera innovativa. Li immaginiamo molto spesso posati studiosi che osservano il mondo in modo composto, scrivendo frasi poetiche adatte per essere sistemate sotto le foto su instagram (mi sono macchiata di questa colpa anch’io, ahimè!) ma in realtà è molto più probabile che fossero soggetti dal carattere rocambolesco, irritabile e dispettoso. Perciò cerchiamo di toglierci questa idea di Leonardo allegro nonnino che disegnava e studiava nel suo studiolo a lume di candela: stiamo parlando di una persona che ha pensato a delle ali da attaccare a un povero disgraziato per farlo volare e sono abbastanza sicura che ci abbia anche provato a vedere se funzionava. Ci vuole una mente deviata! Una grandissima intelligenza, ma deviata…




Questo toglie valore a quello che questi grandi personaggi hanno realizzato? Assolutamente no! Hanno dimostrato grandi capacità intellettuali e artistiche, nel nostro caso, che hanno dato il via a nuove evoluzioni stilistiche, segnando il progressivo percorso della storia. Hanno permesso ad altri di crescere, di sviluppare, di creare nuove soluzioni e hanno influito sul percorso dell’uomo a livello culturale e sociale. Togliere il termine genio che precede i nomi dei grandi innalza, secondo me, il loro valore, in quanto si cancella quella errata convinzione che vuole queste menti nate e finite così, semplici cervelli che non hanno avuto un’evoluzione, ma che erano progettate fin da subito per conseguire quei risultati o, peggio ancora, le uniche in grado di raggiungerli. Invece non è assolutamente così: riconosciamo il loro lavoro, la loro crescita, la loro intelligenza che man mano si evolveva, i loro occhi curiosi che si posavano sul mondo e quegli insegnanti che hanno colto in loro una luce nuova e forte.
E perciò, ripetiamo, anzi urliamo, tutti insieme: Il genio non esiste!