5+1 opere d’arte che mi hanno fatto amare l’arte contemporanea

La maggior parte di noi di fronte all’arte contemporanea storce il naso, ci si domanda spesso quale sia il significato di quella determinata opera o perché essa venga considerata come tale. Lo ammetto, anche io fino a qualche anno fa non capivo cosa ci fosse di così interessante nell’arte più vicina a noi, preferendo invece l’arte del Rinascimento (che ancora adesso adoro) ma, nonostante alcuni pregiudizi, frequentando il Dams di Bologna non ho potuto evitare di seguire il corso di storia dell’arte contemporanea ed è proprio lì che è scattata la scintilla che mi ha fatto completamente innamorare! Vi starete domandando perché? Beh, ecco allora una carrellata spontanea e di pancia delle opere che studiando mi hanno fatto perdere la testa!

di Jessica Colaianni

1. Nel 1917, appare in pubblico un’opera d’arte un po’ strana, un orinatoio capovolto firmato da un certo Richard Mutt e intitolato enigmaticamente Fontana. Questo lavoro provoca un fortissimo dibattito nella New York dei primi del Novecento, focalizzando in particolare l’attenzione su cosa sia arte e cosa no. Solo in seguito si scoprirà che l’autore non era altro che quel burlone di Duchamp che, già nel 1913, aveva prodotto il suo primo ready-made (oggetto d’uso comune preso e svuotato del proprio significato e reso opera d’arte). Se non lui, chi altri avrebbe potuto essere il padre dell’arte contemporanea?

2. Anche se non si è appassionati d’arte contemporanea, sarà sicuramente capitato a tutti di vedere delle opere rappresentanti linee verticali e orizzontali che formano quadrati bianchi o colorati. Le opere di Mondrian hanno avuto molta fortuna, diventando abiti di alta moda, ma comparendo anche in merchandising come quaderni e agende; pochi però sanno che dietro quelle semplici forme geometriche che “tutti possono fare” (sigh) si nascondono anni e anni di lavoro che coinvolgono l’artista nella sua ricerca di rappresentare la natura nella sua forma più primaria e perfetta, in un ricercato gioco di equilibrio e armonia.

3. Proseguendo sulla scia del “so farlo anche io” un altro personaggio che ha rivoluzionato l’idea dell’arte è sicuramente Jackson Pollock che con il suo dripping (sgocciolamento del colore) ricopre tutta la superficie della tela, rigorosamente posta a terra (diciamo addio alla pittura su cavalletto) in modo da poterci girare attorno, realizzando così quasi una sorta di pre-performance in bilico tra dei sapienti movimenti e dei casuali gesti impulsivi, una danza di colore!

4. Figlio mancato di Duchamp, Piero Manzoni sconvolge la Milano degli anni Sessanta (la sua carriera è purtroppo molto breve a causa della sua prematura scomparsa) realizzando dei lavori assurdi e giocosi al fine di prendere in giro il sistema dell’arte, legato in quegli anni ad un forte incremento del mercato. Impronte d’artista, fiato d’artista, le statue viventi sono solo alcune delle opere da lui realizzate, che rimane noto presso il grande pubblico soprattutto per la sua Merda d’artista, inscatolata ed etichettata bella e pronta per essere venduta al miglior offerente.

5. Negli anni Settanta la maggior parte degli artisti si stufa di dipingere e scolpire e decide così di fare qualcosa di nuovo (le basi vengono poste a partire dagli anni Cinquanta con i primi happening), il tutto per lo più rigorosamente nudi. Nasce così la Performance, di cui la massima protagonista è Marina Abramović, lanciata presso il grande pubblico attraverso Imponderabilia del 1977, la performance realizzata a Bologna insieme al fidanzato nonché compagno artistico Ulay, che vede i due porsi nudi (ma dai?!) davanti all’ingresso dell’allora Galleria d’Arte Moderna, costringendo così i visitatori a strusciare sui loro corpi.

6. Avviciniamoci ai giorni nostri e andiamo in terra nostrana, l’artista italiano attualmente vivente e più famoso a livello internazionale è sicuramente Maurizio Cattelan, le cui opere ironiche e spesso dal tono polemico scatenano controversie anche al di fuori dello stretto mondo dell’arte. I suoi lavori più noti rimangono Apocalypse, scultura di Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite e Him, la scultura di Hitler inginocchiato e con sguardo implorante perdono.

Questo elenco rappresenta solo una minima parte di ciò che riguarda tutto il mondo dell’arte contemporanea. In generale, la cosa che più mi affascina di essa è che non deve essere semplicemente un qualcosa di bello da vedere ma anzi può essere stramba, pazza, divertente, stimolante, assurda e a volte anche un po’ trash. L’arte contemporanea non ha pregiudizi, è libera e libera è l’interpretazione che ognuno di noi può dare a ciò che sta vedendo. Che dite, vi ho convinto ad amarla almeno un po’ di più?

Perché studi storia dell’arte?

Domanda che mi sento fare ogni singola volta che dico la mia facoltà, che parlo del lavoro che voglio fare o, molto banalmente, mi trovo a discutere di un determinato periodo artistico (in particolare quello contemporaneo) con qualcuno. La risposta è semplice, scontata, già sentita: perché mi piace! Ma è, in realtà, un modo molto veloce per aggirare il discorso che adesso vi farò proprio in questa sede.

di Silvia Michelotto

La domanda, secondo me, più giusta da fare non è il perché, ma chiedersi chi studia arte. Chi sono quei giovani che sentono parlare la maggior parte della loro vita di Madonne con il Bambino e di Crocifissioni? Che cosa li ha spinti a disperarsi di fronte a schede di catalogo – Santa Maria in Fiore, per non dire altro – che alcune volte sembrano scritte in un linguaggio incomprensibile, che l’aramaico sembra un linguaggio di una facilità disarmante?

Chi si affaccia al magico mondo della storia dell’arte non è una persona qualsiasi, è un vero e proprio folle! Un essere che ha il masochismo che scorre forte in lui! 

Molti pensano che si tratti di una disciplina semplice, basilare: ci si pone davanti ad un quadro, lo si guarda con fare indagatore, annuendo, poi si afferma che è un’opera meravigliosa e si va via, lasciando il povero neofita a chiedersi che cosa ci sia di stupefacente in una macchia su una tela o sulla porzione di un affresco staccato. In realtà quella è la punta di un minuscolo angolo di un iceberg fatto di dolore e angosce, nonché di una quantità strabiliante di nozioni che bisogna ficcarsi in testa, che possono tendere all’infinito se sulla propria strada ci si trova davanti un professore sadico.

No, no! Studiare storia dell’arte è bellissimo, ma bisogna essere di indole curiosa, amare quello che si fa  e rendersi conto che si tratta di una materia completa, che non si ferma ad analizzare quanto speciale sia la Gioconda, ma che va oltre e indaga l’uomo, il tempo e il pensiero. Perché non si parla solo di un pittore, del tipo di colore, della dimensione della tavola, ma si va molto più in profondità in quanto un’opera d’arte è il sunto di quello che c’era prima e c’era nello stesso istante in cui essa veniva dipinta.

Ed ecco che quindi lo storico dell’arte deve sapere la filosofia, la letteratura, arrivando a toccare anche la cultura tradizionale e orale di quel preciso contesto, la religione senza ombra di dubbio, la storia, e ancora la lingua, la geografia e la scienza. Oltre a ciò c’è bisogno di una grande dinamicità mentale: il pensiero, l’intuizione, deve volare tra i diversi contesti senza temere, senza aver paura di buttarsi in voli pindarici. Perché a chi non è mai capitato di iniziare a parlare di un crocifisso e arrivare a Nitsch, senza soffermarsi sull’ovvio accenno alla vicenda biblica, passando per l’estetica (se poi si riesce a parlare dello Pseudo Dionigi perfetto, perché ci sta sempre bene), e perché non parlare anche dei sacrifici e dei miti pagani?

Perché è così che funziona l’arte: è la condensazione di un’epoca e di un popolo, senza una cultura e una comunità essa non può nascere, perché è un modo di comunicare tra di loro, con la loro essenza e le loro radici di entità di gruppo. Ogni stile, epoca, linguaggio è diverso, ma che è la condensazione di tutto quello che c’è stato prima, anche coloro che rompono con il passato hanno bisogno di quest’ultimo per andare avanti, per essere i trasgressivi della situazioni, i figli punk di una famiglia ordinaria.

Torniamo alla nostra domanda iniziale, quella sbagliata: perché studio storia dell’arte?
Per rispondere alle mille domande che avevo nei diversi campi del sapere, per conoscere il mondo in cui viviamo, da che cosa nascono le mille immagini che ci circondano… Insomma per comprendere che cosa c’è oggi e magari che cosa ci sarà domani!

Proprio per questo motivo è necessario continuare ad insegnarla, spingere i ragazzi a interessarsi e non vedere quelle opere di grandissima bellezza come mera estetica.