Non sempre l’arte nasce dalla volontà dell’artista di imprimere sulla tela o attraverso altri mezzi la realtà o le emozioni a volte una malattia, un’allucinazione, un’ossessione diventa opera.
Yayoi Kusama nasce in Giappone nel 1929 da una famiglia conservatrice, da piccola le viene diagnosticato una sindrome di depersonalizzazione, una patologia psichica, che le ha sconvolto la vita e che la rendeva completamente distaccata da se stessa e dal mondo circostante; nel 1958 neanche trentenne si trasferisce a New York. L’artista tutt’ora vivente, ultranovantenne, è molto apprezzata in America.
L’arte è sempre stata la miglior medicina per i suoi collassi nervosi, le sue ossessioni si trasformano in opere d’arte, allontanandola dagli impulsi suicidi.
La ripetitività e la successione di elementi a reticolo, le immagini costruite con tanti tocchi di pennello puntiforme inseriscono la Kusama sulla scia del fenomeno artistico del Divisionismo. Le sue opere a base di puntini con le sue varianti mescolati alla tecnologia si trasformano sino ad arrivare ai pixel.

Immagine da d-art.it
La situazione artistica americana alla fine degli anni cinquanta ruota intorno al movimento New Dada, è qui che i pixel ed i pois si allargano su piani liberi e nascono le prime tele di grandi dimensioni come Infinity Nets. Intorno agli anni sessanta i pixel nella sue opere si allargano ulteriormente a contagiare gli spazi, come semi di un terreno, crescono e subiscono una metamorfosi anatomico – sessuale, diventano falli e iniziano così le prime opere e performance a sfondo sessuale.
Grandi peni invadono le sue opere d’arte a volte moltiplicati dall’uso dello specchio,come ad esempio Accumulation No. 1 (1962), una poltrona di organi genitali maschili, Accumulation No.2 (1966), la Kusama si sdraiata nuda con il corpo cosparso di pois in posizione provocante in un prato di falli.
In Travelling Life (1964) l’artista attraverso una scala ci indica la strada verso l’Eden con l’aggiunta dei simboli fallici quali simboli del piacere puro.
Per la prima volta, in Aggregazione: show con mille barche (1964), l’artista celebra l’organo genitale femminile: una barca a forma di vagina stracolma di falli, simbolo di fecondazione in cui, lei stessa, appare nuda e girata di spalle, le pareti nel contempo riproducono la fotografia della medesima barca.
L’idea dell’amplesso è incarnato dalle scarpe straripanti di peni in Untitled Accumulation (1963) o crescono sulle sedie, sui vestiti o su un tavolo imbandito.
Tra le performance della Kusama merita interesse quella contro la guerra in Vietnam dal titolo Happening nudo – Orgia e bandiera incendiata (1968), dove i protagonisti girano per il ponte di Brooklyn nudi, con il corpo a pois, mentre bruciano la bandiera americana. Tra i partecipanti c’è anche l’artista stessa, in questo caso come nelle altre performance prese in esame successivamente è vestita.

Immagine da kristallwelten.swarovski.com
Nella Kusama è già insito lo spirito che poi incarnerà tutte le contestazioni che culmineranno nel 1968, periodo di grandi cambiamenti politici, sociali e culturali. Sono questi gli anni delle rivendicazioni sessuali, dell’amore libero e la Kusama interpreta questi ideali attraverso le sue performance come in Happening “The Anatomic Explosion” (1968) in favore dei matrimoni tra omosessuali, o di derisione del potere come in Alice In Wonderland (1968). Il suo stato mentale d’altronde è simile a quello della protagonista, Alice, che si trova nel Paese delle Meraviglie.
Decisa a cambiare la mentalità retrograda del suo Paese, ritorna in Giappone con la speranza di migliorarlo ma la fama la precede e il popolo non è pronto a questa “rivoluzione” a tal punto che viene rifiutata anche dalla stessa sua famiglia.
Da metà degli anni settanta a causa del progredire dei suoi disturbi è ricoverata in un ospedale a Tokyo dove non ha smesso di dipingere.
Una miriade di falli non si erano mai visti, se non nelle opere della Bourgeois, l’arte della Kusama generata dall’aggravarsi della sua malattia esprime il suo disagio interiore. Le sue ossessioni sono legate al genere umano e investono il corpo e il sesso che come dice le fa letteralmente orrore.
Questa artista minuta dai vestiti stravaganti, ha influenzato artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein e attraverso le sue ripetizioni seriali ha creato uno stile del tutto originale.
Fonti:
– F.Fabbri, Lo zen e il manga Arte contemporanea giapponese, Bruno Mondadori,Milano, 2009.





