L’amore violento e artistico di Marina e Ulay

La loro storia d’amore ha segnato la storia dell’arte contemporanea, diventando la coppia che ha incantato il mondo. Le opere che hanno realizzato non sono solo capisaldi della performances ma anche la storia di due anime che si intrecciano, si amano, si scontrano e… si allontanano.

di Jessica Colaianni

GLI INIZI: IMPONDERABILIA

Marina Abramovic e Ulay, pseudonimo di Frank Uwe Laysiepen. Sono conosciuti al mondo come la coppia più famosa dell’arte contemporanea. Legati dal destino, entrambi sono infatti nati lo stesso giorno, il 30 novembre, il loro incontro risale al 1976 alla Galleria Appel di Amsterdam. All’epoca erano ambedue artisti alle prime armi e forte era la loro volontà di affermarsi nel mondo dell’arte. Sin da subito i due entrano in sintonia e ben presto cominciano un sodalizio artistico che sfocia in una relazione sentimentale durata 12 anni. Ed è proprio questa collaborazione, l’unione dei loro corpi, che finalmente fa giungere loro al successo. La performance che li lancia è Imponderabilia, svoltasi negli spazi della Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1977 durante la Settimana internazionale della performance, festival collaterale alla più famosa Artefiera istituito da Renato Barilli per indagare le nuove ricerche che vedono protagonisti il comportamento e il corpo degli artisti. Marina e Ulay si pongono nudi, uno di fronte all’altro, davanti l’ingresso della galleria. I visitatori, di conseguenza, per entrare sono costretti letteralmente a strusciare sui corpi dei due, mentre un video all’interno registra l’azione e mostra le varie reazioni di coloro che attraversano tale soglia. Questo sfregare sui corpi nudi provoca agli artisti lividi ed escoriazioni, ed è questo l’aspetto principale che va analizzato nei lavori di Marina e Ulay.

Imponderabilia (1977)

GLI ANNI DELLE RELATIONS WORKS

Molte delle performances che hanno realizzato nei primi anni di relazione, infatti, tra cui rientra Imponderabilia e la serie intitolata Relations Works, sono infatti caratterizzate da una forte componente violenta che ha lo scopo di indagare i limiti della resistenza fisica e psichica del corpo umano oltre a esplorare il rapporto uomo-donna e come questi due generi si relazionano, mettendo in campo sofferenze e contraddizioni. In AAA-AAA (1978), ad esempio, i due sono nuovamente uno di fronte all’altro ed emettono un suono monotono che diventa man mano sempre più intenso, fino a diventare un urlo che porta al cedimento dei corpi, esausti da tale sforzo. In Relation in Time (1977), invece, i due siedono di spalle e sono legati tra loro grazie ai lunghi capelli di entrambi; la performance dura 16 ore e mostra come il corpo, ora dopo ora, cede alla stanchezza per lo stare a lungo in una posa fissa.

Tra le azioni più violente abbiamo Relation in Space (1976), dove i due, sempre nudi (ormai questo l’abbiamo capito) corrono l’uno verso l’altro, inizialmente sfiorandosi per poi aumentare sempre più l’intensità fino a scontrarsi e rimbalzare via, l’uno lontano dall’altra. Agli spettatori è evidente la carica emozionale che scorre tra i due e che va oltre la semplice collaborazione artistica e sorge spontaneo, a chi guarda tali azioni, chiedersi se siano riflesso di problematiche interne alla coppia o dimostrazioni particolari d’amore. Successivamente Marina e Ulay eseguono delle varianti di Relation in Space e invece di correre l’uno verso l’altro partono di spalle per poi andarsi a scontrare contro muri o colonne; la performance finiva quando uno dei due si stancava ed era libero di andarsene.

Altri lavori simili sono Light/Dark (1977), dove gli artisti, vestiti in modo simili ed entrambi con i capelli raccolti, si schiaffeggiano alternativamente aumentando progressivamente la velocità; e infine quella che forse risulta tra le azioni più pericolose, Rest Energy (1980). Con una durata di poco più di quattro minuti ma che sembrano un’eternità, Marina sorregge un arco mentre Ulay dall’altro lato ne tende la corda. Entrambi tirano ognuno dalla propria parte, in uno stato costante di tensione altissima, in quanto se Ulay avesse mollato la presa, Marina si sarebbe trovata con una freccia in petto. Il tutto è reso più drammatico da dei microfoni attaccati vicino al cuore per far sentire al pubblico i rispettivi battiti cardiaci che, ad ogni secondo trascorso, acceleravano sempre più.

Relation in Time (1977)
AAA-AAA (1978)
Rest in Energy (1980)
Light/Dark (1977)
Relation in Space (1976)

L’ULTIMA GRANDE PERFORMANCE

Poco alla volta Marina diventa sempre più protagonista e posta sotto una maggiore attenzione da parte del pubblico, questo è uno dei fattori che porta alla fine della collaborazione artistica e della relazione tra i due, conclusa attraverso la performance forse più famosa, The wall walk in China (1988). Nonostante le strade si separino, i due hanno continuato a fare arte per conto loro, proponendo importanti lavori che hanno consacrato entrambi nell’Olimpo del mondo dell’arte. Protagonisti assoluti della body art, nonché punti di riferimento per coloro che si approcciano al mondo delle performance e delle poetiche del corpo, i loro lavori rimarranno indubbiamente, che piacciano o no, una parte importante della storia dell’arte contemporanea. 

The wall Walk in China (1988)

Fonti:

– M.Abramovic, Attraversare i muri, Bompiani, Milano, 2017;

– J.Westcott, Quando Marina Abramović morirà, Johan & Levi editore, Milano 2011;

– M. Rus Bojan e A. Cassin, Whispers: Ulay on Ulay, Amsterdam, Valiz Foundation, 2014.