La rivoluzione dell’arte: quando le opere diventano parte della cultura pop

Nel corso dei secoli, per diverse vicessitudini, abbiamo avuto la fortuna di vedere e riconoscere come l’arte si sia modificata ed evoluta grazie alla tecnologia, la quale detta le sorti e il ritmo del mondo per come lo conosciamo. Ogni generazione, per concetto barilliano, dura circa vent’anni e noi, generazione nativa digitale, i millennials, ci troviamo a prendere piede nella mondo e chi l’avrebbe mai detto che saremmo stati proprio noi la generazione addicted alle serie tv?

di Jessica Caminiti

Tutti conosciamo la storia delle televisioni, i vari canali tra cui fare zapping, immense soap opera, che non solo duravano una vita, ma anche non avevano e tuttora non hanno una fine (da “ma a quanti figli è già arrivata Brooke?” a “Days of our life è finito?”), ma noi siamo diversi. Siamo la prima generazione, che con tutti i piedi è caduta nel tranello delle serie lunghe, ma che hanno prima o poi una fine: abbiamo visto i sei amici lasciare il Central Perk, Ted finalmente concludere l’odissea della sua vita e siamo abituati a questi addii, siamo abituati a passare da una serie all’altra senza dimenticare niente e possiamo sempre ricominciare tutto da capo, se ci manca troppo… ah, il magico mondo di internet! Ma allora come fa una sitcom a distinguersi da un’altra, cosa la rende importante e piena di carattere? Sicuramente una parte molto importante la gioca non solo la trama, ma anche l’ambientazione e quella serie di particolari che fanno gioire per l’arguzia dei produttori! 

Bojack Horseman- serie targata Netlix

In molti casi, per esempio, per attirare l’attenzione del pubblico, troviamo citazioni ad opere d’arte, ma mai quante in Bojack Horseman. Mi spiego meglio: ci sono serie che sono dettate all’idea di opera d’arte, come per esempio White collar, dove il nostro protagonista è un falsario con i fiocchi, quindi riferimenti all’arte ci sono ogni due per tre, ma nella esilarante e riflessiva serie di cui vi voglio raccontare i richiami sono più sottili e ci vogliono raccontare, a mio avviso qualcosa di più. Difatti, molte volte tra le varie locations troviamo opere con chiari e diretti richiami a quadri del passato, facendoci intuire l’attenzione ai particolari, ma bando alle ciance: iniziamo il viaggio all’interno della serie e proviamo a dare un significato al motivo per cui così tanti capolavori appaiano.

Interno dell’Elefante, ristorante della serie
La nascita di Venere, Sandro Botticelli (1485/6)

Iniziamo dal ristorante italiano per eccellenza: Elefante.

Simpatici e stereotipati camerieri italiani lavorano nell’altrettanto stereotipato ristorante. Alle spalle del tavolo, che molto spesso viene inquadrato, vediamo un magnifico e inconfondibile dipinto: la  Nascita di Venere di Botticelli. Cambiata nelle sembianze, ma uguale nella composizione, una bellissima elefantessa nasce da una conchiglia e nella stessa posa della bella dea si fa accogliere nel mondo degli umani. Essa in questo caso dà risalto al luogo d’origine dei proprietari. Botticelli, mito indiscusso della storia dell’arte nostrana, è stato scelto tra i tanti, perché probabilmente la Nascita di Venere non rimane solo uno dei più importanti quadri della storia dell’arte italiana, ma anche uno dei più riconosciuti e riprodotti nel mondo ed è impossibile non associarlo alla grande arte del Bel Paese.

Quadro della casa di Bojack
Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), David Hockney (1972)
Vista della casa di Bojack
Opera di Keith Haring

Seconda location: la casa di Bojack.

Vediamo il nostro protagonista continuamente immerso nell’arte e molte volte lui stesso diventa opera d’arte all’interno dei quadri. Passiamo da Haring a Kandinsky, da Matisse a David Hockney a tanti altri ancora e purtroppo per capire, dovrò fare un piccolo spoiler, ma spero mi perdonerete, anche perché si scopre anche solo guardando il trailer e leggendo la trama: Bojack è una star televisiva caduta in disgrazia e come ben immaginate in un periodo della sua vita i soldi non mancavano, così fece un po’ la vita che Bender di Futurama ha sempre sognato. In tutto questo, però, per delineare il suo status sociale ha anche fatto incetta di quadri, alcuni ereditati, alcuni (si presume di conseguenza) comprati e questo ci racconta già molto del protagonista. Non essendo uno sfegatato e pazzo collezionista, probabilmente come molti committenti prima di lui nel corso dei secoli, ha deciso di comprare capolavori per dimostrare quanto lui sia acculturato e soprattutto ricco, perché, sì, come sappiamo il mercato dell’arte è una giungla e solo i migliori offerenti possono aggiudicarsi i pezzi migliori. Nell’ipotetica idea, che io vi presento difatti, Bojack pur di dimostrare di essere arrivato e di potersi definire crème de la crème della società ha deciso di mettere in bella vista i suoi soldi, nascondendoli dietro pennellate e colori.

Studio
White center, Mark Rothko (1967)

Ultima location è l’ufficio dell’agente e poi manager di Bojack, Princess Carolyn.

Mentre soppesiamo la differenza tra i due lavori (il manager può produrre), possiamo ammirare dei Rothko piazzati lì, proprio alle spalle della nostra amata gatta rosa. Qui la storia, come per il fatto delle committenze, si ripete. L’arte non è solo fattore di distinzione sociale, ma anche rappresentazione del potere. Non solo ogni presidente viene immortalato in quadri o fotografato davanti ad importanti opere, ma fabbriche e aziende per dare lustro al loro prestigio aprono musei o ali di essi a loro nome. L’arte dà importanza e crea distacco e rispetto per chi può avere un’opera a casa o in ufficio, però delinea anche un capitalismo così chiamato illuminato. Questo cosa significa? Significa saper spendere i propri soldi anche in nome della bellezza e saper rallentare per ammirare la gioia che solo l’arte può dare senza dover sempre rincorrere mercati e azioni. 

Questi sono solo alcuni degli esempi, molti se ne possono fare. Era per riflettere e dare una visione diversa a chi dice: è soltanto una serie, è soltanto un film o è soltanto un cartone animato. È molto di più se ben fatto: è pura arguzia e intelligenza nascosto da una buona dose di capacità di comunicazione.

Fonti:

– L’arte contemporanea. Da Cezanne alle ultime tendenze, Barilli Renato (Feltrinelli 2014)