La simbologia della farfalla rivisitata nella post-modernità
Oggi conosciamo una new entry, Sara, laureata in Arti Visive di Bologna con una tesi dedicata al romanzo post-moderno dello scrittore rumeno Mircea Cărtărescu dal titolo Abbacinante, una trilogia monumentale che fa esplodere, con le sue anamorfosi e distorsioni, pressoché tutti gli ambiti dello scibile umano.
di Sara Uboldi e Jessica Colaianni


Facciamo raccontare direttamente a lei questo testo:
Sara: Mircea afferma che il suo principale interesse è “la sostanza della realtà, ma intesa nel senso più ampio possibile. Le visioni, i sogni, sono realtà. Quella che chiamiamo comunemente ‘realtà’ non è che la superficie delle cose. La vita allucinatoria è vera quanto la vita ‘reale’”. Infatti, rivisitando continuamente all’interno delle vicende narrate la sua proiezione autobiografica nell’omonimo protagonista, la rende irrisolta, in un incessante gioco di inveramento e falsificazione sempre reversibile.
Il romanzo presenta anche un rapporto diretto con le arti figurative che, secondo Sara, è paradossale, mai serenamente accettato, in costante rivisitazione.
Sara: In primo luogo, Cărtărescu ribalta le funzioni dell’icona di impianto bizantino, tipica della tradizione folklorica romena, attribuendole funzioni talvolta anche dissacranti. L’autore trasfigura le aure dei luoghi, degli ambienti, delle città che ospitano o sono oggetto delle sue visioni con una tecnica paragonabile a quella degli inediti affreschi esterni dei monasteri romeni: è la luce “abbacinante” che ogni volta si manifesta attraverso gamme cromatiche, che non esistono nel mondo naturale e vanno dal giallo biliare all’azzurro cosmico fino alle emanazioni madreperlacee. In secondo luogo, l’autore instaura un rapporto che si può definire “figurale” tra il protagonista del romanzo, Mircea (omonimo e non solo dell’autore) e il misterioso pittore Monsù Desiderio, pseudonimo di un duo di artisti visionari, creatori di capolavori rovinosi, perturbanti e misconosciuti fino alla loro grandiosa riscoperta in età romantica. L’identificazione di Mircea con Monsù Desiderio è dovuta anche al fatto che entrambi siano parte, o il risultato, di due entità opposte ma complementari e riunite sotto lo stesso segno identificativo: il gemellaggio di sangue di Mircea con Victor corrisponde a quello artistico e passionale di Francois e Didier.
Nel corso del romanzo troviamo un’immagine molto forte e determinante, la farfalla, la quale esprime una potente simbologia. Così ci racconta Sara:
La farfalla si può ritenere l’immagine più fantasmagorica e fertile di tutto il romanzo.
Innanzitutto dà origine, con la sua tripartizione anatomica, ai volumi della trilogia (intitolati L’ala sinistra, Il corpo, L’ala destra). Abbacinante infatti può essere visto come il continuo reggersi della triade hegeliana che comprende tesi, antitesi e sintesi, laddove la contrapposizione fondamentale si ritrova nei due gemelli protagonisti, Mircea, il luminoso, e Victor, lo ctonio, sulfureo fratello scomparso a cui è destinato a ricongiungersi solo alla fine.
Inoltre, la farfalla è portatrice di una serie di suggestioni legate alla sua concezione nel mondo classico e folklorico: ha a che fare con le Parche, in particolare con Atropo, la Parca addetta a recidere il filo della vita, ma anche con le ben più rasserenanti fate. La bellezza emanata dai suoi colori e dalla sua leggiadria è sempre minacciata dalla sua natura innegabile di insetto orrendo, così come la macchia di Maria può essere interpretata come un marchio del destino oppure una malattia sfregiante, il lupus eritematoso. Damien Hirst, protagonista della scena artistica contemporanea e autore di una serie di lavori incentrati su questi insetti imbalsamati, non esita ad ammettere il paradosso della farfalla: se guardate da lontano, esse sono stupende; se avvicinate allo sguardo, provocano disgusto perché si rivelano nella loro nuda natura entomologica.
Il maestro spirituale di Mircea, il giovane emaciato Herman, che incarna l’archetipo del saggio profeta, afferma che la farfalla è stata già nel mondo antico il simbolo dell’anima e dell’immortalità: “senza l’immagine della farfalla non avremmo saputo mai che la nostra tomba è una crisalide”. In definitiva, non è la farfalla ad essere la figurazione emblematica dell’anima, quanto piuttosto è lei ad aver inventato l’anima umana. Il bruco è quindi una creatura oracolare poiché raffigura l’asse di congiunzione simmetrica tra la realtà sensibile e quella ultraterrena. Mircea afferma che la metamorfosi perfetta avverrà solo nel momento della sua morte, quando dalla sommità del suo capo uscirà la larva della sua psiche per congiungersi alla mente divina.
Il viaggio è finito, per ora! Grazie a Sara per averci permesso di immergerci nella letteratura romena di Cărtărescu e scoprire i messaggi poetici e artistici dietro essa!
Nel caso in cui voleste leggere questa distopica trilogia ecco i link versione italiana:
Fonti:
– primo libro (l’ala sinistra): https://amzn.to/35sNwaB
– secondo libro (il corpo): https://amzn.to/2S04o4T
– terzo libro (l’ala destra): https://amzn.to/2YVCcBr