Arte o scienza?

Intorno al 1907 a Parigi nasce un nuovo modo di vedere le “cose”, la voglia di cambiamento e l’incontro dei due pionieri di questo periodo storico, Pablo Picasso e Georges Braque, con le arti primitive quelle extra occidentali che proprio in quegli anni facevano le prime apparizioni in Francia, portò alla nascita del Cubismo.

di Elena Melloni Gandolfi

Proprio in quel periodo a Parigi si sente l’esigenza di un rinnovamento artistico a favore delle culture primitive e con l’inizio del 1900  fa la sua comparsa l’arte africana, totalmente istintiva, slegata dalle leggi prospettiche e con l’uso di colori sgargianti. Si interessarono a questa novità anche altri artisti come Paul Gauguin, Henri Matisse, Costantin Brancusi e lo stesso Pablo Picasso.

 L’artista cubista per antonomasia raffigurava sulla tela oggetti riducendoli a forme geometriche, principalmente i cubi e rappresentava la figura umana contemporaneamente di fronte dipingendo le spalle e l’occhio e di lato dipingendo le gambe, il profilo e il fianco, come facevano gli antichi egizi. Il soggetto o oggetto preso in esame di conseguenza si vedrà da vari  e più punti di vista:  dall’alto, dal basso, dall’interno, di lato ma soprattutto lo si vedrà  da tutte queste angolazioni nello stesso istante, simultaneamente in un’unica tela.

Come citato precedentemente uno dei fondatori del Cubismo fu Pablo Picasso

La sua carriera artistica fu scandita da vari periodi come il Periodo Blu e Periodo Rosa. Nel primo il colore blu aveva un significato psicologico, infatti veniva utilizzato per rappresentare la miseria del mondo, la vecchiaia o la malattia, successivamente passa dai colori freddi, come appunto il blu, a colori più caldi iniziando il Periodo rosa producendo opere più dolci, infantili raffiguranti soggetti più lieti, come il mondo del circo.  In una direzione completamente opposta rispetto all’arte del passato si muove il periodo denominato Periodo Negro. Picasso iniziò a studiare l’Africa con le sue maschere e i suoi feticci.

Les demoiselles d’Avignon, P. Picasso – 1907, Moma

Tra le sue opere più conosciute e che meglio rappresentano sia questa corrente artistica sia questa nuova ricerca figurativa fu  Les Demoiselles d’Avignon del 1907.

Les Demoiselles d’Avignon rappresentava cinque prostitute spagnole posizionate frontalmente che mostrano sfrontatamente la loro nudità. I corpi delle ragazze occupano tutta la superficie dell’opera e con lo sguardo inquisitore osservano lo spettatore.

Ognuna di esse era dipinta in modo diverso dall’altra e le pose sembravano riprendere le Veneri dell’arte classica per questo non c’era la componente erotica dettata invece in altri quadri dalla provocazione che attraverso le curve e lo sguardo delle modelle i pittori cercavano.

dettaglio del quadro

Al centro del dipinto le due ragazze avevano uno sguardo fisso e diretto mentre quelle ai lati erano quelle di derivazione primitiva  infatti ricordano le maschere africane. L’influsso dell’arte africana, delle maschere negre dei soggetti dipinti viene accentuato soprattutto nei due “volti” di destra dalle canne nasali.

La ragazza a sinistra era stata disegnata di profilo come facevano gli egizi mentre la torsione del volto in basso porterà a non mantenere più sulla stessa linea gli occhi delle prostitute. 

Sullo sfondo la testa della donna intenta a tirare la tenda ricorda una forma geometrica per questo è tuttora considerata quella più vicina al Cubismo. 

L’unica componente d’arredo era un cesto di frutta al centro in basso.

I colori nell’opera sono molto forti, il rosa dell’incarnato si scontra con il blu, azzurro sullo sfondo inoltre presenta un assenza dei volumi che furono soltanto indicati e non sviluppati.

Si può tracciare un parallelo tra questa opera e Les grandes Baigneuses di Paul Cézanne anche se il dipinto di Picasso dopo svariate modifiche apportate proprio  da questa “amicizia” ha portato le signorine a perdere sensualità diventando rigide e piatte.

dettaglio dell’opera

Quest’opera fu considerata il manifesto del Cubismo,  finalmente le figure umane non saranno più simili alla realtà.

Con l’arrivo sulla scena artistica del ‘900 dell’artista spagnolo inizia un nuovo modo di “fare arte”  un mix tra arte e la geometria, anzi i cubisti andarono ben  oltre le basi geometriche euclidee , non più solo lunghezza, larghezza e profondità ma crearono una quarta dimensione lo spazio-tempo, riprendendo i soggetti da più punti di vista.

L’arte e la scienza da sempre considerate unità distinte in questi quadri prendono forma insieme, dando vita a una delle maggiori correnti artistiche del secolo scorso.

Fonti

– Renato Barilli, L’arte contemporanea Da Cézanne alle ultime tendenze, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2011. 

Buongiorno siora maschera!

Quando si parla di Carnevale non si può non pensare a Venezia, la città lagunare che ogni anno per due settimane sembra letteralmente riempirsi di ogni tipo di maschere e personaggi. Forse anche troppo: i treni troppo pieni, la stazione affollata, il ponte di Calatrava e degli Scalzi che sembrano essere presi d’assalto da eterne processioni, ma quando ci si perde tra le calli e i campi…be’, inizia la vera magia!

di Silvia Michelotto

Dame con abiti ampissimi, signorotti dalle parrucche bianchissime, belletti, broccati e sete riprendono il loro posto all’interno di una città che sembra sempre con un piede nel passato. Eppure quello che noi possiamo ammirare è solo una piccola e minuscola scintilla di quello che in realtà era una tradizione molto più complessa.

Le maschere a Venezia erano un vero e proprio must have, meglio del tubino nero ai giorni nostri! Praticamente si fa prima a dire quando non si usavano che i giorni in cui si potevano utilizzare, ma visto che a noi le cose facili non piacciono, vi elencheremo i giorni e le motivazioni in cui i veneziani celavano la propria identità.

Iniziamo con i quindici giorni dedicati all’Ascensione, in cui si celebrava anche lo Sposalizio con il Mare, e per chi ne faceva specifica richiesta, poteva usare la maschera fino a Giugno; inoltre potevano essere utilizzate durante i banchetti ufficiali e le feste della Repubblica, e, appunto, per Carnevale, che, però, iniziava il Giorno di Santo Stefano  e si festeggiava fino alla mezzanotte del Martedì Grasso. Quindi un periodo molto più lungo rispetto a oggi (molto più tempo per mangiare i galani, crostoli, frittole, bugie…gnam!)!

Proprio perché le maschere erano così importanti nella vita pubblica e sociale, il mercato delle maschere era piuttosto florido ed erano realizzate da veri e propri artisti, eppure, stranamente, nel 1773, vi erano solo 12 botteghe.

Ovviamente la domanda era troppo alta rispetto alla quatità che effettivamente si riusciva a realizzare. Una maschera richiedeva il lavoro di alcuni artigiani facenti parte dell’ordine dei pittori che realizzavano la struttura di carta pesta e dipingevano le decorazioni in stucco realizzate prima dai targheri. Successivamente, per far fronte alle richieste iniziarono a diffondersi le più economiche e semplici maschere nere. Molto più rapide da realizzare che non avevano bisogno di una grande manodopera, permettendo inoltre anche a molti veneziani di trovare un lavoro!

Ma se c’era chi guadagnava da vivere realizzandole, chi  acquistava questi piccoli tesori artigianali riceveva la tanto agognata libertà. 

Infatti, con il termine maschera, nella cultura veneziana, si riconoscevano quelle donne e quegli uomini che si travestivano con gli abiti del sesso opposto, così la possibilità di celare la propria identità permetteva di portar avanti giochi proibiti, dimenticandosi del proprio ceto e ruolo sociale. E tutti…e intendo veramente tutti… potevano parteciparvi! Donne, uomini, ricchi, poveri, prostitute, preti, suore…

All’interno di quei palazzi che voi ammirate e fotografate, probabilmente si trovava il piacere in alcuni modi da far arrossire persino Mr Grey!

Ovviamente, le maschere non aiutavano solo in giochini sessuali, ma anche a commettere piccoli crimini. Risale, infatti, al 1268 una legge con cui si cercò di arginare l’utilizzo delle maschere per evitare il gioco delle ova, che consisteva nel lanciare delle uova piene di acqua di rosa contro le dame che passeggiavano (vediamo il lato positivo della situazione: almeno profumavano!).In Seguito, nel Trecento le leggi aumentarono, arrivando a vietarle nei luoghi di culto, agli uomini che frequentavano i casino e alle prostitute nel disperato tentativo di riuscire a fermare la sempre più presente promiscuità. Purtroppo aihmè, non accadde!

Fu con la caduta della Serenissima, che tutto si fermò, completamente! Anche se si cercò di riportare in auge questa meravigliosa pratica, nulla fu più lo stesso. Venezia, dopo l’Unificazione d’Italia, non era più la stessa città, non vedeva il Carnevale come quella fuga dalla realtà e dalle etichette di palazzo. L’ombra calava sulla meravigliosa Serenissima.

Ma oggi il suo Carnevale è ritornato. Il mondo invidia la laguna vestita a festa, la gente che riempie le calli festante. Venezia è rinata ed è di nuovo l’ombelico del mondo del Carnevale. Quindi…Buongiorno, siora maschera!