Il Museo Nazionale Atestino, un prezioso tesoro estense

A Este, in provincia di Padova, c’è un bellissimo museo archeologico che vuole raccontare una storia antica e che viene scritta giorno dopo giorno. L’unica cosa che bisogna fare è scoprire i gioielli che ci sono al suo interno.

di Silvia Michelotto

Veduta d’Este e del suo castello

Non avete niente da fare la prima domenica del mese,? La vostra giornata sarà divano e qualche bel film di serie B (se non anche Z)? Allora vi do un consiglio io: andate al Museo Nazionale Atestino, ad Este.

Partiamo dal presupposto che già Este merita: è una bellissima città sorvegliata da uno stupendo castello carrarese, che ricorda gli anni in cui questa città era la difesa meridionale dei Colli Euganei, ma che divenne luogo di leggende già nel 1483, quando fu abbandonato prematuramente. Di sicuro, meravigliose rimangono le rovine, che fanno da teatro a numerose attività estive, nonchè il giardino, curatissimo e suggestivo.

Ma vicino alle mura, all’interno di Villa Mocenigo, vi è un arco di pietra che vi conduce all’interno del Museo Archeologico Atestino: al piano terra vi è la sezione dedicata ai reperti romani della città di Ateste, ovvero il nome romano, appunto, di Este, con una considerevole collezione di anfore e lapidi, se questo non è abbastanza, troverete anche una parte dedicata all’epoca medioevale e moderna. Degna di nota è la presenza di una meravigliosa Madonna col Bambino di Cima da Conegliano, datata 1503, che fa bella mostra di sé e dei suoi colori, forse un po’ troppo soffocata da altri reperti e dalle teche con le porcellane di fine Ottocento. Comunque, anche così, fa la sua bellissima figura!

Madonna con bambino – Cima da Conegliano (1503)

Ma è del piano superiore che vi voglio parlare, un viaggio nella preistoria di quella particolare zona del Veneto, una vera e propria cassaforte di reperti, che sono riusciti a portare nuove informazione sui popoli che abitavano le terre di questa regione prima dell’arrivo dei romani. 

Iniziamo, però, dalla nota dolente, così da togliere questo sassolino dalla scarpa immediatamente e poi andare in modo più spedito: le spiegazioni! Non è un problema di questo museo in particolare, ma della maggior parte delle istituzioni presenti sul territorio, che dico d’Europa, ma forse anche del Globo. Le spiegazioni o sono troppo lunghe o non esistono o sono troppo distanti e bisogna attraversare una sala intera per sapere che cosa si è visto all’inizio. Purtroppo non mi reputo una grande fan dell’archeologia – mea culpa – quindi l’idea di imparare qualcosa di nuovo su quelli che potrebbero essere i miei pro-pro-pro-pro-trisavoli mi entusiasma: la prima sala era eccezionale, infatti, ogni reperto era numerato e la sua spiegazione era sistemata all’interno del cartellino, ben distanziato dagli altri, così che, a colpo d’occhio, fosse facilmente rintracciabile. Lacrimuccia di gradita emozione quando ho notato che le spiegazioni della sala o delle vetrine, poi, erano brevi ma dettagliati, così da non annoiare troppo il visitatore. Man mano che si procedeva, però, ecco che la situazione diventava un po’ più critica e per sapere che cosa era il numero 5 bisognava leggere un cartellino pieno di informazioni e la spiegazione generale si trovava più distante rispetto agli oggetti esposti. Ma come già detto non è l’unico museo che presenta il medesimo problema, aspetto che va sicuramente migliorato, ma che non reca assolutamente nessun danno, solo un po’ più di dinamicità nella visita.

Nonostante ciò la storia che viene narrata è interessante e mostra un popolo attivo e ricco di tradizione, che fin dall’antichità sfrutta le vie fluviali per stringere rapporti con altre comunità e future grandi città, come Bologna.

Esempi di vasi
Sepoltura

Tra monili in bronzo, oro e piombo, sepolture ancora intatte (suggestiva è di sicuro quella di una giovane donna e di suo figlio appena nato) e giochi antichissimi, vi è un reperto di eccezionale valore, una specie di stele di Rosetta della lingua venetica, l’antenata della lingua veneta.

Si tratta di una porzione di una tavoletta di bronzo databile intorno al IV secolo a.C. (e sì, all’epoca lavoravano già il bronzo ed erano anche piuttosto bravi!) che riporta scritte il lingua venetica, appunto, ma di tipologia padovana, di carattere pubblico. Proprio questa particolare tipologia di dialetto, se possiamo definirlo tale, ha permesso di collegare la manifattura, e probabilmente anche la committenza, al centro cittadino e che ancora oggi vede Este come una sua provincia. Le scritte non sono poste orizzontalmente, come siamo abituati a vedere nei testi o nelle epigrafi romane e greche, ma bensì a spirale, senza nessun segno di punteggiatura; i caratteri sono di tipo calcidesi, ovvero simili a quelli greci, e presentano una struttura alfabetica simile a quelle delle popolazioni etrusche del nord, nonostante ciò la lingua è di tipo indo-europeo, quindi con legami al latino e al gallico, a mancare è anche la lettera O che vide la sua introduzione solo dopo la nascita di rapporti con la città di Adria.

Frammento della tavoletta in lingua venedica

Ad Este sono state trovate più di 100 iscrizioni in questa antica lingua dalle formule molto spesso ripetitive, che hanno permesso lo studio sempre più concreto e attivo della cultura della zona, ma questa parte di lamina è di sicuro la più importante, nonostante la sua scoperta sia abbastanza recente(fu rinvenuta solo nel 1979 nei pressi dell’Ospedale Civile, molto vicino al museo in cui oggi è conservata) e nuovi studi potrebbero portare alla luce grandi novità. Ma perché è solo una porzione?

Non è stato qualche archeologo poco attento (senza offesa agli archeologi, vi ammiro moltissimo eh!), bensì qualche fabbro del passato: si suppone, infatti, che una volta che la tavoletta ha compiuto la sua funzione si sia pensato di riciclarla (già si pensava a fare del bene al pianeta) per farne uno scudo, quindi la seconda parte potrebbe essere stata gettata, dispersa in qualche antico campo di battaglia, oppure anche rifusa. Chissà!

Intanto, però, vi consiglio una bella gita ad Este a scoprire un popolo antico  e meraviglioso che ha posto le basi per una cultura tutta da scoprire!

Bon, questo è tutto, ora no gavji più scuse! Ndè a vardar el museo de Este che el xe nà figada! (per chi il veneto non lo sa [male!]: Bene, questo è tutto, ora non avete più scuse! Andate a vedere il museo di Este che è una figata!)