Ah, l’amore, questo sentimento così semplice eppure così complesso, impossibile da descrivere in poche righe e altrettanto impossibile da dipingere, tanto da rendere gli artisti frenetici alla ricerca di una risposta, che probabilmente non c’è.
Due artisti contemporanei ed entrambi parte del Secessionismo viennese sono Oskar Kokoschka ed Egon Schiele. Essi, purtroppo messi in ombra dal grande Gustav Klimt, ci hanno lasciato molto, certo qualcosa di meno dorato ed edulcorato come invece il maestro dell’oro ci ha donato, ma graffi, rossori, disperazione e perdizione.
Descrivere l’amore attraverso loro due è impresa ardua, non tanto perché non lo conoscano, ma perché la loro visione così poco comune porta ad immergersi in una realtà diversa, alle volte dolorosa, cupa e negativa dell’eterno sentimento. Entrambi nei loro quadri più famosi, La sposa del vento per Kokoscha e L’abbraccio per Schiele, parlano di un amore carnale, violento fisicamente e sentimentalmente, impossibile da paragonare da un punto di vista stilistico, ma la sofferenza presente nell’estasi non può che essere un elemento di vicinanza.


Kokoschka, scrittore e pittore, prende ispirazione da grandi maestri passati: dall’art nouveau a Van Gogh passando per El Greco e l’arte tedesca del XVI secolo. Nel 1912 una storia intensa e travagliata, durata solo 3 anni, con la vedova del compositore Mahler portò alla realizzazione di uno dei quadri, a mio avviso, più emozionali di quel periodo artistico. Un amore difficile, non ancora compreso dagli storici, ci accompagna alla scoperta di questa tela dai toni cupi, apocalittici come se il piacere e la sofferenza fossero collegate senza possibilità di redenzione. Vediamo una donna e un uomo con pelli lacerate, cullati dolcemente su una barca, che sembra isolata dal mondo e allo stesso tempo sembra inesorabilmente trasportata in un vortice. Le lenzuola, come nuvole, abbracciano i due amanti immersi in una tempesta, che sembra raccontare non il mondo esterno, ma lo sconvolgimento emotivo a cui il nostro pittore ogni volta deve rendere conto. Lui stesso racconta:
“Il grande quadro che mostra me e la mia donna tanto amata su un relitto nello spazio era finito (…) I miei colori non avevano mentito. La mia mano aveva salvato dal tempestoso naufragio del mio mondo ancora un abbraccio”

La tenerezza cela un torbido sentimento, un amore malato, tanto che gli storici si trovano a pensare ad un delitto; mentre i più ottimisti vedono una dolce donna con gli occhi chiusi appoggiata e sicura tra le braccia dell’uomo che ama, i più pessimisti d’altro canto vedono un immaginario omicidio di lei. Questa relazione dal doppio volto mostra carni livide e lacerate, che portano a pensare quanto questa dipendenza morbosa, questo amore fallace in ogni caso abbia fatto male ad entrambi usciti sconfitti dal vortice di passione e dolore, che continua a renderli carnefici, ma allo stesso tempo vittime uno dell’altro.
L’isolamento dal mondo e le pelli lacerate sono centro fondamentale anche de L’abbraccio di Schiele, quadro del 1917, maestro di ritratti e autoritratti; tratti nervosi molte volte portano a mostrare corpi deformati, tormentati e spesso immortalati in atteggiamenti erotici spinti, che gli costarono l’arresto nel 1912 per diffusione di immagini immorali. I corpi sono spesso ritratti nudi e mostrano la sofferenza, la passione arrivando a trattare temi tabù come la masturbazione o l’amore lesbico, ma quello che non manca mai è l’attenzione per i dettagli e per l’anatomia umana, la quale quasi ossessiona l’artista stesso. Nel quadro troviamo lui, che quasi si getta a capofitto su Vally una modella, che fu sua amante, finché non decise di sposare sua moglie Edith. Vediamo un abbraccio, ma un abbraccio che è quasi una morsa, anche qui amore e odio si mescolano, non trovando il limite tra uno e l’altro. Il sesso diventa una guerra, una lotta di piacere e dolore provocato da morsi e graffi, che lasciano lividi sulla pelle diafana di entrambi. Questa passione, che si è scatenata in un campo spoglio senza nessun riferimento è anche qui contenuta, divisa dal mondo esterno, grazie al lenzuolo bianco che divide i due amanti dall’esterno, che non è più cassa di risonanza dei loro sentimenti, anzi sembra quasi non esistere, perché le emozioni dei due amanti non si manifestano nel mondo, ma sui loro corpi.

Questi due quadri così differenti, ma allo stesso così simili quindi hanno in comune la dolcezza, la violenza, la stranezza dell’amore, purtroppo in entrambi i casi non concluso con un lieto fine. Quello che deve stupirci, non sono le vicende personali, ma quanto questo momento prolifico da un punto di vista scientifico, si manifesti così prepotentemente nel mondo artistico. Siamo negli anni in cui Freud inizia a teorizzare il mondo della psicanalisi e sempre di più gli artisti iniziano a studiare le loro emozioni, ad esternarle per avere delle risposte visive al dolore, alla gioia, alle pulsioni, ai timori che ogni persona può avere. Questi quadri così sofferenti sono uno specchio di ciò che si cercava di teorizzare, parlano di un amore, che in arte, non era ancora stato sdoganato.
Fonti:
– L’arte contemporanea. Da Cezanne alle ultime tendenze, R. Barilli, Feltrinelli 2005
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