May you live in MAIUNAGIOIA Times

Due contemporaneiste sanno che una volta ogni due anni non possono evitare di andare in quella città sommersa chiamata Venezia per andare a visitare uno degli eventi culturali più importanti d’Italia, la Biennale, esposizione dedicata all’arte contemporanea. 

di Jessica Caminiti e Jessica Colaianni

Prima di tutto, vogliamo darvi un consiglio fondamentale: la pigrizia potrebbe farvi prendere un treno non eccessivamente presto perché “tanto ce la facciamo”. ERRORE!! Con due ore di viaggio di treno da Bologna, una delle due Jessica sente pure la necessità di depositare il suo bagaglio in stazione, proprio lì cominciano le prime difficoltà! 20 minuti di attesa per lasciare una valigia, con conseguente slittamento della tabella di marcia già molto serrata coi tempi.

Benvenuti a Venezia

Le avversità a Venezia non si esauriscono facilmente e cominciamo ad avviarci verso i Giardini (la parte con i vari Padiglioni Nazionali) sotto un sole cocente tipico di fine ottobre (Greta, where are you?). Comincia la nostra camminata per le calle di Venezia, dove ci lasciamo trasportare dai cartelli direzione San Marco e dalle ondate di turisti che ogni giorno imperversano in città. Facendoci spazio tra un cinese con la macchina fotografica, uno spagnolo completamente inghiottito dalla folla e un tedesco rigorosamente in sandali e calzini, sudando come fosse un 15 di agosto, la nostra camminata si fa ancora più ardua del previsto. Ripetiamo: “Non fidiamoci di google maps”, né delle amiche che ti dicono che per arrivare ai Giardini dalla stazione ci vogliono giusto 30 minuti, se non volete arrivare alla meta con la voglia di stendervi sulla prima panchina che vedete (tra l’altro cosa rarissima a Venezia) e se volete almeno fingere di godervi l’esperienza.

Nessuno arriva all’apertura dei giardini senza l’aiuto dei bus acquatici, quindi vi consigliamo (CALDAMENTE) di prendere il battello; ok, costa € 7,50 ma si sa che a Venezia non si va per risparmiare e di povertà studiando arte contemporanea ce ne intendiamo.

Cosa è successo quindi? Da povere il pranzo al sacco è stato un must have e sedute sul pontile abbiamo capito tante cose: a Venezia puoi solo perderti, gli italiani scarseggiano e i cinesi sono gli unici ad andare ancora in gondola: fatevi immortalare tra i frangiflutti per essere gli italiani, che riportano in Patria per descriverci tra un tè e una risata.

I giardini della Biennale

Ma eccoci giunte finalmente ai Giardini, mentre fingiamo di cercare una linea guida iniziamo ad orientarci, ma come? Ovviamente cominciando a vagare tra un padiglione e l’altro alla ricerca di qualche lavoro interessante e fingendo di sapere già cose. Armatevi di pazienza, ma soprattutto di tempo, se volete vedere ogni padiglione una mezza giornata buona vi serve tutta, a causa delle code e un treno da riprendere e lo farete lo stesso innescando una battaglia contro il tempo. Purtroppo noi non siamo riuscite a visitare tutti i Padiglioni, ne abbiamo saltati un paio, perché la cara città felsinea ci richiamava a sé. Un consiglio che possiamo darvi è quello di acquistare la guida catalogo della Biennale (la versione tascabile costa € 18,00) dare un’occhiata e concentravi su quello che vi sembra più interessante e che vi incuriosisce di più. Noi vogliamo essere veloci e super rapide, quindi sfida al “Padiglione number one”, ovvero quello, che non si può prescindere secondo noi, oltre al padiglione centrale dove ogni artista presente potrà essere ritrovato anche nella proposta A dell’arsenale.

Interno del padiglione del Belgio
Una delle figure (la donna topo)
libretto esplicativo del villaggio

Partiamo con il padiglione del Belgio, un’interessante rassegna di marionette e una bucolica, ma allo stesso inquietante passeggiata tra loro e la realtà; il mondo utopico e razionale degli artigiani collocati al centro dello spazio si scontra con grate dietro cui sono presenti delle figure isolate e nascoste agli occhi di chi non vuole vedere. Quanto la città centrale di “mondo cane” vive e continua a produrre, tanto personaggi come la donna-topo – essere maligno, che porta morte – non possono interagire e far parte della comunità, insomma avere vite normali. Le domande, che sorgono sono continue e ci rendono tutte parte di questo assurdo “paese”: chi è il più matto di tutti? Il pazzo è solo rimasto ai suoi 8 anni senza avere un’evoluzione completa, ma l’arrotino, che di notte è un efferato assassino come lo classifichiamo? Ogni marionetta, ogni personaggio e ogni vita nasconde misteri e scheletri mai mostrati: siamo veramente sicuri che i puntuali e cordiali, ma estraniati paesani non siano loro stessi quelli da temere?

Padiglione del Giappone

Cosmo eggs” è il titolo dell’esposizione ospitata nel padiglione del Giappone, che unisce all’arte antropologia, musica e architettura creando una simbiosi tra armonica volta ad indagare sulla situazione ecologica attuale. Una serie di suoni automatizzati ricordano il canto degli uccelli, mentre noi protagonisti vaghiamo tra le immagini esposte ai quattro lati della sala: video, che possono essere goduti dal centro della sala, dove è presente una poltrona gonfiabile. Questo fulcro, centro nevralgico di ogni emozione, come un cuore pulsa tra sistole e diastole ogni volta che un nuovo abitante di questo sincretico padiglione si siede e contempla ricongiungendosi con la natura e la cultura. Tutto molto bello: immaginate noi che meditiamo, studiamo e godiamo del momento quando un’allegra e grande signora tedesca usa la poltrona come luogo divertimenti… è proprio vero: tanta poesia, tanta arte, ma poi quello che rimane è sempre il “mai una gioia!”

Dalla Biennale, per ora è tutto, ma ci diamo appuntamento a presto per l’arsenale!