Per chi non conosce il Friuli, piccola regione tra le montagne ed il mare, è difficile immaginare, che tanta bellezza si racchiuda in quel lenzuolo di terra che molti confondono per il Veneto (no, non siamo un’appendice della Serenissima, o almeno non più.
Oltre a Udine, capoluogo indiscusso dell’antico Friuli, di cui vi abbiamo già parlato qui, una delle città che sicuramente richiede la nostra attenzione è Palmanova.
Palmanova ha una strana storia, come molte città della regione difatti si trova a passare di mano in mano a diverse potenze, prima fra tutti i Veneziani a cui deve il nome. Originariamente Palma è stata pensata come città-ricordo della vittoria della Battaglia di Lepanto, difatti la pianta simboleggia da sempre la vittoria. Dovremo aspettare l’arrivo di Napoleone Bonaparte, il quale aggiungerà la desinenza nova, quando costruì la terza e ultima cerchia di mura.
Partiamo dal principio, ovvero se si guarda la città chiamata Palme in friulano (un po’ di sano campanilismo) si vedrà un’enorme stella in mezzo alla pianura, questo grazie al susseguirsi di fortificazioni, che portarono al continuo ampliamento di esse con nuove mura e fossati, fino a farla sembrare una vera e propria stella a nove punte.

La prima volta che essa divenne territorio veneziano, fu grazie al Trattato di Worms, che la Serenissima stipulò con la vicina Austria dopo un’estenuante guerra, che la portò a perdere importanti territori come la vicina e strategica Fortezza di Gradisca. Questa dieta, tenutasi in Germania e presieduta dall’imperatore Carlo V d’Asburgo in persona, pose strani confini, creando delle enclavi e una geografia a macchia di leopardo invase tutta la regione del Friuli, zona contesa tra le due potenze.
I primi a panificare quindi un giro di mura furono i Veneziani, i quali nel lontano 1593 iniziarono la costruzione delle stesse e dei cosiddetti rivellini. Guidati da Giulio Savorgnan, in 30 anni vennero eretti gli edifici centrali e le punte dei bastioni creando così i limiti per la costruzione della cinta. L’ultima operazione fu l’erezione anche di alcuni dei rivellini, i quali sono un tipo di fortificazione autonoma che presiede il vero centro della fortificazione più ampio e grande. In un secondo momento, sempre ad opera dei veneziani, furono pianificati anche i rivellini mancanti e una seconda cerchia di mura fu eretta a protezione della città. L’ultimo giro di fortificazione fu fatto, come abbiamo accennato in precedenza, da Napoleone, che rafforzò le difese prima di abbandonare con le sue truppe il Friuli nel 1813.

Tanti giri di mura, tante pietre appoggiate per rendere questo piccolo comune friulano un capolavoro. Questa stella nata come macchina da guerra per attaccare e difendersi in un luogo dove le contese geopolitiche erano molte, dal 1960 è monumento nazionale e dal 2017 è entrata di diritto tra i monumenti UNESCO che il nostro Paese può annoverare, anche grazie alla perfezione simmetrica con cui è pensata nella sua interezza. Dalla piazza esagonale si irradiano le sei vie principali, che delimitano le sei contrade ed essa è ornata dalle statue settecentesche rappresentanti i Provveditori generali, che ressero la città. Tre di queste strade portano anche ai tre principali ingressi della città: porta Udine, porta Cividale e porta Aquileia. Quest’ultima, chiamata anchePorta Marittima, è la più monumentale, la più elegante, concepita già nel 1598 fu pensata come ingresso di rappresentanza per i visitatori importanti.

Se si guarda dal basso Palmanova senza sapere la sua storia, non sembra niente di troppo speciale, una fortezza come tante altre, certo sicuramente ben conservata e con ricordi bellici come le polveriere napoleoniche o le ruote del ponte levatoio in porta Udine, ma niente di strano, anche perché fortificazioni se ne vedono in ogni dove. Eppure appena si scopre la sua forma sembra magica, ci si dimentica quasi della sua funzione rimanendo incantati dalla docilità con cui ci guarda ora durante questa apparente eterna pace.
Palmanova è il perfetto esempio di fortezza militare, grazie alle sue possenti mura e allo stesso tempo ci ricorda le piante perfette ricercate in periodo rinascimentale, grazie alla sua estrema simmetria e all’ordine che ci accoglie ogni passo. Che sia questo strano incontro tra ricercatezza e funzionalità, tra intelletto e guerra a renderla così speciale?