Fumetto: il cinema espresso con le matite, le penne e i colori.

Chi afferma che il fumetto sia un semplice prodotto per bambini e adolescenti allora non riesce nemmeno ad apprezzare il cinema. Questa mia accusa si fonda su due principi essenziali: considerare il cinema un universo infantile non è dispregiativo, bensì qualitativo, in quanto macchina dei sogni; pensare poi che un’arte sia un prodotto inferiore ad altre tipologie è sintomo di ottusità artistica, impedendo così un processo evolutivo del pensiero artistico e critico. Per questa analisi mi limiterò al solo contesto italiano, senza approfondire le influenze americane, asiatiche e dei paesi europei.

di Lorenzo Carapezzi

I fumetti, che siano comic books, manga o anche strisce umoristiche tra un articolo ed un altro, sono, per i bambini e adolescenti “infantili”, il primo contatto con una realtà immaginata, fatta di fantasia e spettacolarizzazione. Possiamo definirli come un sogno ideato e disegnato, suddiviso ad episodi e condiviso in tutte le edicole. Lo spazio surreale che occupa queste pagine entra nell’immaginario collettivo, sviluppando e allenando quell’esercizio della fantasia e della costruzione di una storia cara e indispensabile a chi desidera fermamente fare Arte. In un contesto fatto di regole e di disciplina provenienti dalla scuola e dal mondo del lavoro, il fumetto diventa via di fuga, dove anche le regole della Natura vengono declassate per lasciare il posto all’infinita possibilità di agire. Il supereroe, i combattimenti e anche le ambientazioni spettacolari non sono solamente gli elementi che compongono una storia, ma anche i riflessi dell’immaginazione collettiva. Chi non ha mai desiderato volare o poter lanciare incantesimi o addirittura possedere il potere di creare e trasformare, potere che prima del fumetto era attribuita solo a Dio? Se l’obiettivo del cinema è lo studio dei sentimenti, delle emozioni e dei ragionamenti dell’uomo, quindi della sua psicologia, allora la fantasia, il richiamo del sogno, è la chiave di volta che collega essa al fumetto. Si tratta di un rapporto di reciprocità, forse uno dei più forti tra due o più arti. L’alta intensità di questo reciproco scambio di influenze è determinata da un fattore comune, o per meglio dire una grammatica comune. Esse si capiscono alla perfezione poiché parlano usando la stessa grammatica: il montaggio. Banalmente cos’è il fumetto se non l’insieme di inquadrature studiate e poste in un certo ordine, attraverso una certa logica comune? Allo stesso modo possiamo asserire che il montaggio non è altro che l’assemblare le inquadrature ai fini di rendere scorrevole una storia. Grazie a questa proprietà transitiva il gioco è fatto! Se parliamo di fumettistica parliamo anche indirettamente di cinema.

Bernardo Bertolucci davanti ad una tavola del fumetto
“Saturno contro la Terra”
Tex, uno dei fumetti più influenti in Italia (tavola di Tex,
disegno di Italo Mattone)

Registi di fama internazionale come Leone, Fellini e Bertolucci non negano quanto i fumetti abbiano influenzato il loro modo di creare e girare. Quest’ultimo addirittura afferma: “mio padre si arrabbiava molto con dei suoi amici che invece tenevano molto che i loro figli non leggessero i fumetti che era considerata un’arte misera”. L’influenza fumettistica, improntata sulla storia di Tex, accompagnerà il regista emiliano nella costruzione di ambientazioni mastodontiche e a scene lente, imprimendo in una sola inquadratura più informazioni possibili. Come non ricordare la scena delle formiche nel film del 2012 “Io e te” nel quale Lorenzo (Jacopo Antinori) per salvare delle formiche, uscite dal formicaio caduto e rottosi, le appoggia delicatamente su un fumetto di Tex. Un elogio al fumetto che ha salvato la fantasia del regista formidabile.

La dolce vita: locandina di “La dolce vita” in versione fumetto
(illustrazione di Milo Manara)

Con Fellini invece il gioco è subito fatto. Un’intera filmografia rinchiusa nella memoria e nella fantasia fanciullesca:  il sogno e il surreale trovano nel fumetto e nel manga giapponese pane per i loro denti. Parlando di fumetto con Fellini non c’è nemmeno bisogno di citare una scena in particolare, la sua intera carriera filmica è un fumetto in movimento. Il fumetto non è solamente un manuale di esercitazione, men che meno un passatempo tra un ciak ed un altro. È lo strumento che alimenta la sua memoria involontaria, è ciò che sfama la sua fantasia con la fortuna poi di essere impressa nella pellicola.
Infine citiamo la passione per il western di Leone, nato sì dal cinema western classico, ma soprattutto dai fumetti degli anni ’30. Nella contaminazione spaghetti-western/fumetti si segnalano in particolare la trasposizione a fumetti del film “Lo chiamavano Trinità” del 1970. Egli non si limiterà alla lettura di fumetti italiani, ma spazierà dai supereroi americani, passando per i bande dessinée francesi fino ad arrivare nella lontana America Latina.
Diffidate dunque dei miscredenti del fumetto. Ampliamo il nostro sguardo a quelle forme artistiche che meritano il palcoscenico del piacere pubblico. Il fumetto è un’arte quanto lo è la pittura o la scultura. Sogno un mondo dove i musei espongono a fianco a tele di Caravaggio tavole di Gō Nagai e di Frank Miller. Finito di leggere questo articolo, comprate un fumetto o un manga e allenate la fantasia, ormai da tempo fiacca e pigra.

Fonti:

– C’era una volta Sergio Leone: lo spaghetti western dal cinema al
fumetto (e viceversa):
https://www.bibliotecasalaborsa.it/bibliografie/cera_una_volta_sergio_leone_

– Mi chiamo Federico e il mio cinema è nato dai fumetti:
https://www.bookciakmagazine.it/mi-chiamo-federico-e-il-mio-cinema-e-nato-dai-fumetti-fellini-story-in-unintervista-dantan/

– I 10 fumetti più amati da Bernardo
Bertolucci:https://www.fumettologica.it/2020/02/bernardo-bertolucci-fumetti/