Zeus, oh Zeus!

Non uno stinco di santo, così lo potremmo definire ai giorni nostri. Zeus, il padre di tutti gli dei, ma di certo nessuno di loro era immune a conflitti, scontri e temperamento fumantino, sempre a correre dietro le passioni e gli errori degli uomini, questi dèi avevano poco di celestiale.

di Jessica Caminiti

L’Olimpo, questo magico mondo portato nella cultura pop in auge da serie tv come Xena o Pollon, era un porcile: tutti gli dei non erano quieti esseri immortali distesi su triclini a bere vino (annacquato), ma terribili esseri soprannaturali, che facevano un po’ il buono e il cattivo tempo come meglio credevano. Ecco quindi Apollo innamorarsi di Dafne, Atena trasformare Aracne per averla sfidata o le tre bellissime dee che mettono in crisi Paride per avere un suo giudizio. Ognuno di essi era un po’ umano: come noi avevano amori, infatuazioni, anche loro organizzavano terribili vendette e partecipavano a guerre. Parlare di perdizione e di violenza è all’ordine del giorno se si legge la “vita” di qualsiasi divinità, ma signore e signori una tra tutte spicca.

Concilio degli dei – Raffaello (Villa Farnesina)

Zeus, amici, Zeus! Il più temibile, il peggiore, colui che assume sembianze per poter entrare nelle grazie di stupende fanciulle o lancia fulmini per dimostrare la sua superiorità. Se si parla di violenza, lui di certo supera tutti come cafoneria e perdita di dignità. Di ratti, rapimenti, rapporti non proprio cristallini lui è l’inventore! Sposato con Era, non si accontenta della gentile e fedele moglie, anzi più riusciva ad essere altrove rispetto al talamo matrimoniale, e più era felice. E dove andava? Sulla Terra! Sceso dal monte bighellonava un po’ come noi in giro per il mondo e perdeva la testa per ogni donna solitaria: una tra queste era Europa, nome poi reso immortalare dai Cretesi per ricordare questa mortale donna. 

Questa bella fanciulla si trovava a cogliere fiori sull’azzurro pianeta, quando Zeus (ahimé) la vide e se ne innamorò, così, come ogni santa volta, decise che doveva farla sua. Questo significò faticare per il padre degli dei, perché ella, nonostante l’importanza del personaggio, lo rifiutò e lui cosa fece? Si trasformò in un imponente toro per poter avere dei rapporti intimi con lei, senza che la sfortunata potesse avere idea di chi si celasse dietro l’immenso animale, che di punto in bianco la rapì senza alcuna motivazione.

Gianbattista Tiepolo
Gustave Moreau

La bellezza e l’armonia, che si percepisce attraverso i quadri di grandi maestri che sono arrivati fino a noi come le tele di Tiepolo e Tiziano, nascondono una storia, che non ha niente di romantico.

La violenza dell’amore (se così vogliamo chiamarlo), ora è rappresentato principalmente da Marina Abramovic e Ulay, senza escludere le coppie maledette come Modigliani e Jeanne, per non parlare di Picasso e delle sue innumerevoli mogli, molte morte suicide, molte l’hanno lasciato senza pietà, ma già nell’antichità queste scene grazie a racconti erano presenti e probabilmente più note rispetto alle vite degli artisti attuali! Quello che rimane da chiedersi è come mai, nonostante la violenza, la predeterminazione degli stupri di Zeus, i vari artisti, che hanno immortalato per sempre questo eterno Dio, si dividano tra chi lo mostra come docile e chi invece come pazzo assalitore di fanciulle. Il toro che tranquillamente culla Europa, viene visto anche come comune essere umano assaltatore della bella Proserpina e questo dovrebbe farci riflettere su cosa sia la violenza e forse su quanto essa non ci stupisca e mai ci ha stupito più di tanto . La giustificavano i grandi del passato? La credevano un male? Non lo sapremo mai, quello che possiamo appurare è appunto come questo senso di superiorità fosse accettato e Zeus molte volte, come nel cartone Pollon sia visto come un allegro vecchietto, che fa qualche scappatella, ma può essere giustificato dal mondo solo dalla sua posizione o da una scusa successiva.

Tiziano
Ludovico Carracci

Oltre alla violenza fisica, che rimane sempre presente in maniera terribile all’interno della storia dell’arte grazie alla rappresentazione di antichi miti, dobbiamo chiederci come mai questi dèi erano così umani? Giustificare, credo sia semplicemente una rappresentazione esasperata della vita stessa. Se Zeus poteva tradire Era, Apollo innamorarsi, perché noi non possiamo vivere il pathos della vita appieno senza alcuna restrizione? Sappiamo che le orge, i combattimenti erano parte importante del mondo antico, lo guardiamo con occhio attento, con occhio critico, nascondendoci dietro uno sguardo moderno e fintamente “superiore”, ma il sesso e la violenza rimangono due costanti della vita dell’uomo: ce lo ricordano quadri, performances, ma anche film e serie tv, allora siamo sicuri, che gli dei non giustifichino un po’ anche noi e i nostri istinti?

Fonti:

– Ovidio, Metamorfosi

Palazzo Schifanoia a Ferrara e i suoi misteri

Oggi vi portiamo a Ferrara, più precisamente nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, appartenuto alla famiglia estense, dove arte e astrologia si incontrano per creare un ciclo figurativo tra i più ricchi ed enigmatici del Rinascimento quattrocentesco. Siete pronti per questo viaggio sensazionale?

di Jessica Colaianni in collaborazione con Ludovica Fasciani

palazzo Schifanoia all’esterno

Nel 1840 vennero scoperti, grazie alla caduta di alcuni pezzi d’intonaco, degli affreschi con delle figure apparentemente misteriose e indecifrabili. E tali rimasero fino all’arrivo in città di Aby Warburg, il quale riuscì a ricostruirne l’intricato percorso che li aveva portati dall’antichità indiana sino al Rinascimento Ferrarese, passando dall’Egitto. L’umanista tedesco giunse all’interpretazione del complesso programma iconografico ricorrendo a varie fonti, mai considerate prima in relazione a questi affreschi. 

Ma cosa è rappresentato esattamente?

Il primo elemento che salta all’occhio è la serie raffigurante i dodici mesi. Ogni sezione dell’affresco (che purtroppo si conserva quasi intatto solo su due delle quattro pareti della sala) è composta da tre scene: quella posta più in alto mostra i carri trionfali degli dèi dell’Olimpo, mentre quella più in basso ci trasporta alla corte del duca Borso d’Este, committente del ciclo figurativo, e raffigura scene di vita quotidiana della corte ferrarese. Tra le due sezioni, infine, una fascia dai colori più intensi è dedicata al mondo degli dèi astrali: ogni segno dello zodiaco è qui circondato da tre figure enigmatiche, di cui tra poco sveleremo l’identità.

Marzo
Aprile

L’associazione tra divinità greche e astrologia è comune nel Rinascimento e affonda le sue radici nel Medioevo, basandosi su una concezione ellenistico-araba che associa i sette pianeti ad altrettante divinità pagane, o demoni astrali, reggenti i mesi, i giorni e le ore delle sorte umana. Troviamo traccia di questa concezione già nella Germania del XII secolo, nel De deorum imaginibus libellus del monaco inglese Alberico. Attraverso l’analisi di soli tre mesi, marzo (retto da Pallade e dall’Ariete); aprile, (retto da Venere e dal Toro); luglio, (retto da Cibele e Giove insieme al segno del Leone) è possibile avere uno spaccato di come potesse essere stata l’intera stanza affrescata e provare a dare una lettura di essa. Nel salone, infatti, troviamo la rappresentazione del cielo con le stelle fisse descritto nel IV secolo a.C. da Arato, ancora oggi uno strumento primario dell’astronomia. Ma ancora non vi stiamo dando nessuna chiave per aprire questo lucchetto! Per farlo dobbiamo parlare anche di un altro testo che ci aiuta alla comprensione delle immagini, ovvero la Sphaera Barbarica, composta in Asia minore da un certo Teucro con la descrizione del cielo delle stelle fisse in cui le costellazioni vengono associate a divinità astrali, arricchita dalla nomenclatura egiziana, babilonese e dell’Asia minore la quale supera il catalogo di Arato. Ed è proprio in questo testo che abbiamo la risposta a quelle tre figure che circondano il segno zodiacale: sono i decani, elementi di derivazione egiziana. Ognuno di essi incarna un arco temporale, ovvero un terzo di un mese: dieci giorni (o gradi); questa concezione arrivò in occidente grazie alla mediazione di Abu Ma’shar, in particolare alla sua Grande Introduzione. Il risultato è la creazione di un manuale di astrologia valido per tutti i giorni dell’anno, in quanto in tutto i decani sono 360 e stanno ad indicare la concezione dell’influenza del mondo astrale sulla vita degli uomini. Se entriamo nel dettaglio degli esempi portati da Warburg, notiamo come gli affreschi corrispondano, quasi specularmente, a un’altra importante fonte: il poema didattico astrologico del romano Manilio, riscoperto poco dopo il 1417 dagli studiosi umanisti.

Trionfo di Venere
Rappresentazione della conte d’Este

Ok, adesso che abbiamo capito alcuni dei significati dietro a queste immagini e le fonti a cui fanno riferimento, ci chiediamo, qual è il senso di tutto ciò? Palazzo Schifanoia non è l’unico esempio di luogo dove costellazioni, segni zodiacali e divinità astrali prendono vita sulle pareti di saloni importanti; abbiamo altre testimonianze infatti a Padova, Perugia e in altre città italiane, dominate nel corso del Rinascimento da importanti corti signorili. Come già accennato in qualche riga più su, a quei tempi era pensiero comune credere che le stelle e i pianeti influenzassero la vita delle persone, a partire dal giorno in cui si è nati. Per tornare a Ferrara, ad esempio, nel mese dedicato a marzo, troviamo delle figure intente a svolgere attività di cucito, questo perché si credeva che i nati sotto l’Ariete avessero delle predisposizioni alla manualità. Secondo Warburg, nonostante la corte estense sia piena di esperti astrologi, l’ispiratore del ciclo del Salone dei Mesi fu in effetti il bibliotecario e storiografo di corte Pellegrino Prisciani, il quale struttura il programma iconografico costruendo un sistema astrale che risponda ai desideri di Eleonora d’Aragona, moglie del duca Ercole.

Eccoci giunti alla fine del viaggio, speriamo che questi nomi e queste rappresentazioni vi abbiano aiutato a comprendere il pensiero degli uomini rinascimentali che, visti così, non sembrano poi tanto lontani a noi!