Non uno stinco di santo, così lo potremmo definire ai giorni nostri. Zeus, il padre di tutti gli dei, ma di certo nessuno di loro era immune a conflitti, scontri e temperamento fumantino, sempre a correre dietro le passioni e gli errori degli uomini, questi dèi avevano poco di celestiale.
L’Olimpo, questo magico mondo portato nella cultura pop in auge da serie tv come Xena o Pollon, era un porcile: tutti gli dei non erano quieti esseri immortali distesi su triclini a bere vino (annacquato), ma terribili esseri soprannaturali, che facevano un po’ il buono e il cattivo tempo come meglio credevano. Ecco quindi Apollo innamorarsi di Dafne, Atena trasformare Aracne per averla sfidata o le tre bellissime dee che mettono in crisi Paride per avere un suo giudizio. Ognuno di essi era un po’ umano: come noi avevano amori, infatuazioni, anche loro organizzavano terribili vendette e partecipavano a guerre. Parlare di perdizione e di violenza è all’ordine del giorno se si legge la “vita” di qualsiasi divinità, ma signore e signori una tra tutte spicca.

Zeus, amici, Zeus! Il più temibile, il peggiore, colui che assume sembianze per poter entrare nelle grazie di stupende fanciulle o lancia fulmini per dimostrare la sua superiorità. Se si parla di violenza, lui di certo supera tutti come cafoneria e perdita di dignità. Di ratti, rapimenti, rapporti non proprio cristallini lui è l’inventore! Sposato con Era, non si accontenta della gentile e fedele moglie, anzi più riusciva ad essere altrove rispetto al talamo matrimoniale, e più era felice. E dove andava? Sulla Terra! Sceso dal monte bighellonava un po’ come noi in giro per il mondo e perdeva la testa per ogni donna solitaria: una tra queste era Europa, nome poi reso immortalare dai Cretesi per ricordare questa mortale donna.
Questa bella fanciulla si trovava a cogliere fiori sull’azzurro pianeta, quando Zeus (ahimé) la vide e se ne innamorò, così, come ogni santa volta, decise che doveva farla sua. Questo significò faticare per il padre degli dei, perché ella, nonostante l’importanza del personaggio, lo rifiutò e lui cosa fece? Si trasformò in un imponente toro per poter avere dei rapporti intimi con lei, senza che la sfortunata potesse avere idea di chi si celasse dietro l’immenso animale, che di punto in bianco la rapì senza alcuna motivazione.


La bellezza e l’armonia, che si percepisce attraverso i quadri di grandi maestri che sono arrivati fino a noi come le tele di Tiepolo e Tiziano, nascondono una storia, che non ha niente di romantico.
La violenza dell’amore (se così vogliamo chiamarlo), ora è rappresentato principalmente da Marina Abramovic e Ulay, senza escludere le coppie maledette come Modigliani e Jeanne, per non parlare di Picasso e delle sue innumerevoli mogli, molte morte suicide, molte l’hanno lasciato senza pietà, ma già nell’antichità queste scene grazie a racconti erano presenti e probabilmente più note rispetto alle vite degli artisti attuali! Quello che rimane da chiedersi è come mai, nonostante la violenza, la predeterminazione degli stupri di Zeus, i vari artisti, che hanno immortalato per sempre questo eterno Dio, si dividano tra chi lo mostra come docile e chi invece come pazzo assalitore di fanciulle. Il toro che tranquillamente culla Europa, viene visto anche come comune essere umano assaltatore della bella Proserpina e questo dovrebbe farci riflettere su cosa sia la violenza e forse su quanto essa non ci stupisca e mai ci ha stupito più di tanto . La giustificavano i grandi del passato? La credevano un male? Non lo sapremo mai, quello che possiamo appurare è appunto come questo senso di superiorità fosse accettato e Zeus molte volte, come nel cartone Pollon sia visto come un allegro vecchietto, che fa qualche scappatella, ma può essere giustificato dal mondo solo dalla sua posizione o da una scusa successiva.


Oltre alla violenza fisica, che rimane sempre presente in maniera terribile all’interno della storia dell’arte grazie alla rappresentazione di antichi miti, dobbiamo chiederci come mai questi dèi erano così umani? Giustificare, credo sia semplicemente una rappresentazione esasperata della vita stessa. Se Zeus poteva tradire Era, Apollo innamorarsi, perché noi non possiamo vivere il pathos della vita appieno senza alcuna restrizione? Sappiamo che le orge, i combattimenti erano parte importante del mondo antico, lo guardiamo con occhio attento, con occhio critico, nascondendoci dietro uno sguardo moderno e fintamente “superiore”, ma il sesso e la violenza rimangono due costanti della vita dell’uomo: ce lo ricordano quadri, performances, ma anche film e serie tv, allora siamo sicuri, che gli dei non giustifichino un po’ anche noi e i nostri istinti?
Fonti:
– Ovidio, Metamorfosi




