Il parco dei mostri di Bomarzo è una particolare località situata in provincia di Viterbo, un parco naturale ornato di strane figuri, che hanno reso questo luogo celebre e indimenticabile.
Il parco chiamato anche Sacro Bosco o Villa delle Meraviglie accoglie al suo interno numerose sculture in basalto, una roccia effusiva di origine vulcanica, databili nel XVI secolo e ritraenti animali mitologici, mostri e divinità.
Molte storie narrano, che dietro l’architettura e la progettazione di questo parco ci sia stato nientemeno che Michelangelo Buonarroti, ma ahimè, queste voci sono state smentite, difatti il fortunato architetto è il meno noto Pirro Ligorio, che pensò questo spazio per volere del condottiero Pier Francesco Orsini (chiamato Vicino Orsini). Il cosiddetto “boschetto” di Orsini fu pensato come dedica alla moglie Giulia Farnese dopo la sua morte (“sol per sfogare il core”) e tutte le statue presenti, create da Simone Moschino (vero nome Simone Simoncelli), creano un percorso di difficile interpretazione, che tuttora non ha una soluzione logica di correlazione tra tutti i simboli presenti.
Si è ricercato un Fil rouge tra tutte queste entità che affollano il parco, c’è chi ha intravisto le tappe di un percorso iniziatico alchemico, ma non c’è la certezza, se non che alcune figure siano riprese da importanti scritti italiani della letteratura rinascimentale: Il Canzoniere di Petrarca, L’Orlando furioso di Ariosto per concludere con Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso – padre del più famoso Torquato.

La superficie che si estende per circa tre ettari, purtroppo, si presenta in maniera diversa rispetto a come Orsini aveva pensato. La famiglia Bettini – che nel corso del XX secolo ha rilevato questo spiazzo di terreno – ha cambiato la disposizione di alcune delle statue e ha reso pubblico questo incantevole luogo, il quale però nel corso dei secoli non ha solo perso la sua reale disposizione, ma anche gran parte delle scritte, che accompagnavano alcune delle mostruose figure, che il parco accoglie. Tra quelle tuttora presenti è difficile districarsi e provare ad avanzare qualche ipotesi sulla reale funzione di ciò che si può ammirare; alcune confondono e parlano direttamente all’osservatore “Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi.”, altre hanno implicazioni morali “Animus quiescendo fit prudentior ergo”, mentre altre ancora parlano dell’arte stessa “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”. Difficile trovare una risposta, ma la nuova disposizione delle statue voluta nel dopoguerra dai nuovi proprietari sicuramente cerca di dare una visione complessiva attraverso un percorso prestabilito a chi decide di addentrarsi tra queste statue.
Ecco alcune tra le sculturepiù famose:

Due sfingi accolgono il visitatore dentro il parco: esse sono le custodi di ciò che c’è al suo interno; rispettano sia i canoni classici (donne con il corpo da leone), sia quelli egizi (sono prive d’ali). Sono le guardiane che aprono le porte di questo labirinto.

Il secondo mostro in cui ci imbattiamo è di dubbia interpretazione: alcuni lo identificano come Proteo, altri come Glauco, entrambe le figure hanno in comune quelle di essere tratte dalla mitologia greca . Questa pietra dalle sembianze antropomorfe sembra emergere direttamente dal terreno e sulla sua testa sostiene un globo sormontato da una torre: esso simboleggia i possedimenti della famiglia Orsini.

Il gruppo della tartaruga e della balena. I due animali, che sembrano fissarsi negli occhi fanno parte di questo gruppo scultoreo e sopra il carapace della tartaruga è presente una Nike. Quest’ultimo animale è simbolo di stabilità e di longevità, rappresenta in qualche modo l’unione tra la terra e il cielo. Questo elemento del parco simboleggia il passaggio verso la purificazione e la dea alata è l’apice di questa trasformazione.

La casa pendente sicuramente è una delle attrattive più conosciute e ammirate del parco. Si ritiene che l’entrata fosse situata proprio di fronte a questo edificio, che crea smarrimento in chi ci si avventura all’interno. Costruito su un masso inclinato esso non è solo pendente, ma gli interni stessi non sono ortogonali, creando un senso di non contatto con la realtà.

L’orco è la figura più celebre del Parco e ne è il simbolo. Questa enorme viso di pietra con la bocca spalancata è una camera scavata nel tufo. Scendendo alcuni gradini si può entrare al suo interno, dove sono collocate delle panche e un tavolo. Data la forma particolare dell’ambiente, le voci di coloro che vi entrano sono amplificate e distorte, creando un effetto spaventoso e del tutto inaspettato.
Molte sono ancora le statue che si potrebbero raccontare come Ercole, Proserpina, Cerere, l’Elefante e tante altre, che un articolo non basterebbe per muoversi tra significati, scritte e collocazioni, nonché speculazioni sull’argomento.
Forse questo era proprio l’obiettivo di Orsini, creare qualcosa che destasse stupore e fosse invidiato da tutti, nessuno lo saprà, ma esso sicuramente rimarrà un affascinante mistero.









