Quando si parla di Carnevale non si può non pensare a Venezia, la città lagunare che ogni anno per due settimane sembra letteralmente riempirsi di ogni tipo di maschere e personaggi. Forse anche troppo: i treni troppo pieni, la stazione affollata, il ponte di Calatrava e degli Scalzi che sembrano essere presi d’assalto da eterne processioni, ma quando ci si perde tra le calli e i campi…be’, inizia la vera magia!

Dame con abiti ampissimi, signorotti dalle parrucche bianchissime, belletti, broccati e sete riprendono il loro posto all’interno di una città che sembra sempre con un piede nel passato. Eppure quello che noi possiamo ammirare è solo una piccola e minuscola scintilla di quello che in realtà era una tradizione molto più complessa.
Le maschere a Venezia erano un vero e proprio must have, meglio del tubino nero ai giorni nostri! Praticamente si fa prima a dire quando non si usavano che i giorni in cui si potevano utilizzare, ma visto che a noi le cose facili non piacciono, vi elencheremo i giorni e le motivazioni in cui i veneziani celavano la propria identità.
Iniziamo con i quindici giorni dedicati all’Ascensione, in cui si celebrava anche lo Sposalizio con il Mare, e per chi ne faceva specifica richiesta, poteva usare la maschera fino a Giugno; inoltre potevano essere utilizzate durante i banchetti ufficiali e le feste della Repubblica, e, appunto, per Carnevale, che, però, iniziava il Giorno di Santo Stefano e si festeggiava fino alla mezzanotte del Martedì Grasso. Quindi un periodo molto più lungo rispetto a oggi (molto più tempo per mangiare i galani, crostoli, frittole, bugie…gnam!)!


Proprio perché le maschere erano così importanti nella vita pubblica e sociale, il mercato delle maschere era piuttosto florido ed erano realizzate da veri e propri artisti, eppure, stranamente, nel 1773, vi erano solo 12 botteghe.
Ovviamente la domanda era troppo alta rispetto alla quatità che effettivamente si riusciva a realizzare. Una maschera richiedeva il lavoro di alcuni artigiani facenti parte dell’ordine dei pittori che realizzavano la struttura di carta pesta e dipingevano le decorazioni in stucco realizzate prima dai targheri. Successivamente, per far fronte alle richieste iniziarono a diffondersi le più economiche e semplici maschere nere. Molto più rapide da realizzare che non avevano bisogno di una grande manodopera, permettendo inoltre anche a molti veneziani di trovare un lavoro!
Ma se c’era chi guadagnava da vivere realizzandole, chi acquistava questi piccoli tesori artigianali riceveva la tanto agognata libertà.
Infatti, con il termine maschera, nella cultura veneziana, si riconoscevano quelle donne e quegli uomini che si travestivano con gli abiti del sesso opposto, così la possibilità di celare la propria identità permetteva di portar avanti giochi proibiti, dimenticandosi del proprio ceto e ruolo sociale. E tutti…e intendo veramente tutti… potevano parteciparvi! Donne, uomini, ricchi, poveri, prostitute, preti, suore…
All’interno di quei palazzi che voi ammirate e fotografate, probabilmente si trovava il piacere in alcuni modi da far arrossire persino Mr Grey!

Ovviamente, le maschere non aiutavano solo in giochini sessuali, ma anche a commettere piccoli crimini. Risale, infatti, al 1268 una legge con cui si cercò di arginare l’utilizzo delle maschere per evitare il gioco delle ova, che consisteva nel lanciare delle uova piene di acqua di rosa contro le dame che passeggiavano (vediamo il lato positivo della situazione: almeno profumavano!).In Seguito, nel Trecento le leggi aumentarono, arrivando a vietarle nei luoghi di culto, agli uomini che frequentavano i casino e alle prostitute nel disperato tentativo di riuscire a fermare la sempre più presente promiscuità. Purtroppo aihmè, non accadde!
Fu con la caduta della Serenissima, che tutto si fermò, completamente! Anche se si cercò di riportare in auge questa meravigliosa pratica, nulla fu più lo stesso. Venezia, dopo l’Unificazione d’Italia, non era più la stessa città, non vedeva il Carnevale come quella fuga dalla realtà e dalle etichette di palazzo. L’ombra calava sulla meravigliosa Serenissima.
Ma oggi il suo Carnevale è ritornato. Il mondo invidia la laguna vestita a festa, la gente che riempie le calli festante. Venezia è rinata ed è di nuovo l’ombelico del mondo del Carnevale. Quindi…Buongiorno, siora maschera!