Il museo come Landmark pt. 2

Amici e amiche, riprendiamo da dove ci eravamo interrotti. Dopo il Guggenheim di Wright e il Pompidou di Piano è giunto il momento di fare un altro salto in avanti, fino al 1997, per l’esattezza, l’anno dell’inaugurazione del Guggenheim Museum nella città spagnola di Bilbao, appunto… BILBAO.

Di Jessica Colaianni

Bilbao

L’opera di Frank O. Gehry è una vera rivoluzione nel campo architettonico museale, il quale avrà un effetto di portata internazionale. Bilbao, città prevalentemente industriale, a seguito di una forte crisi che percuote le industrie negli anni Novanta, decide di investire nel settore turistico, avviando un imponente progetto di rivitalizzazione urbana, a cominciare dalla creazione di un museo dedicato all’arte contemporanea. L’architettura creata da Gehry diventa in breve termine conosciuta in tutto il mondo, diventando un’importante meta e attrazione turistica… se non ci credete digitate Bilbao su internet e provate a guadare tra i risultati fotografici: Guggenheim. Guggenheim ovunque.

Guggenheim visto dall’esterno

Come il Guggenheim di New York, tuttavia anche questo non è esente a forti critiche da parte degli artisti, le cui opere vengono messe in secondo piano, a favore dell’architettura, che diventa essa stessa opera d’arte da ammirare, passando quindi da puro contenitore a contenuto in sé per sé. Il cosiddetto “effetto Bilbao” nasce proprio dall’intento della città tanto da diventare punto centrale dei circuiti turistici, a partire dal museo e di tutta un’altra serie di progetti urbanistici realizzati da altre archistar (così vengono definiti i grandi architetti della contemporaneità). Questo effetto ha scaturito un forte dibattito critico ma non solo. Molte altre città, infatti, ispirate dal paese spagnolo, hanno cercato di replicare Bilbao, riuscendo o meno a raggiungere lo stesso obiettivo.  Da quel momento tutto cambia, gli anni Novanta sono contrassegnati dalla realizzazione di una quantità enorme di edifici al fine di ospitare collezioni d’arte o mostre temporanee. Lo scontro/dialogo tra arte e architettura si fa sempre più forte, in una continua contaminazione tra i due ambiti, dove l’arte imita l’architettura (basti pensare alle grandi installazioni, una tra tutte l’opera di Richard Serra, proprio ospitata al Guggenheim di Bilbao, la quale entra strettamente in dialogo con l’edificio), e viceversa, dove gli architetti, grazie anche a nuovi mezzi tecnologici, realizzano edifici dalle forme più varie, imitando la pittura.

esterno del museo

Ecco a voi dunque perchè tutto parte da Bilbao: musei dalle strane forme ne nascono di più ogni giorno, le città periferiche si dotano di strutture sempre più particolari, realizzati da nomi importanti, al fine di accaparrarsi anch’essi una fetta di turisti. Ciò che vediamo oggi è tutto l’opposto di quello di cui si discuteva a inizio Novecento, dove il padre dell’architettura contemporanea, Le Corbusier, attuava una completa dissoluzione architettonica a partire dalla facciata, non presente nei suoi progetti, andando totalmente a favore e a rispetto dell’arte ospitata… ma magari di questo ne parleremo in un altro momento!

Il museo come landmark

Avete mai sentito parlare di “effetto Bilbao”? Beh, se non conoscete questo termine e non sapete da dove deriva, siete nel posto giusto! Oggi vi porto alla scoperta di alcuni dei musei più importanti e noti al mondo per provare a svelare questo  architettonico mistero. Siete pronti?

di Jessica Colaianni

Cominciamo dal principio. New York, anni Trenta del Novecento. Hilla von Rebay, responsabile della raccolta di arte non oggettiva di Solomon R. Guggenheim, scrive una lettera all’architetto Frank Lloyd Wright chiedendogli la realizzazione di un museo che potesse ospitare la collezione d’arte astratta, un luogo dove arte e architettura dialogassero perfettamente. L’architetto, noto per non apprezzare l’urbanistica della città, legata ad una legge emanata negli anni Venti dove si ponevano dei canoni specifici per l’edificazione, decide di andare controtendenza, progettando un edificio che stonasse completamente col resto delle costruzioni. Quel buontempone di Wright concepisce così un grande spazio unico, una spirale bianca rovesciata, dove all’interno si staglia un immenso vuoto centrale, circondato da una singola rampa di scale nel quale si articola l’intero percorso espositivo, che va dall’alto verso il basso. Inaugurato nel 1959, dopo la morte dell’architetto e dello stesso Solomon, il museo è sin da subito fortemente criticato, specialmente dagli artisti, i quali ritengono che gli spazi non siano adatti all’esposizione di opere d’arte, andando così contro al sogno dell’architetto e della sua utopica armonia arte-architettura.

Museo Guggenheim di New York

Facciamo adesso un piccolo salto in avanti. Parigi, anno 1977, viene inaugurato il Centre Pompidou, opera di Renzo Piano e di Richard Rogers. Non museo nel nome, ma centro, a significare un luogo che racchiuda non solo l’arte ma tutta una serie di attività multidisciplinari che spaziano dall’architettura, al design, alla musica, al cinema. Un luogo insomma adibito a centro culturale cittadino, che sia dinamico e costantemente vivo. Posizionato nello strategico quartiere di Les Halles, nel cuore della città francese, il museo, con la sua forte caratterizzazione architettonica, diventa un landmark riconosciuto in tutto il mondo. Lo spazio interno è completamente liberato in un classico white cube open space ma la peculiarità dell’edificio sta invece tutta al suo esterno, il quale presenta dei grossi tubi colorati, funzionali ad ospitare tutti gli impianti di servizio. Oltre ad essi, un’altra particolarità è la scala mobile, posizionata lungo le vetrate della facciata, permettendo in questo modo di instaurare un dialogo tra l’architettura e la città stessa.

Centre Pompidou di Parigi

Non abbiamo ancora capito cosa sia l’effetto Bilbao? Beh, vi lascio ancora un po’ sulle spine e vi do appuntamento al prossimo articolo dove scopriremo altri fantastici musei! Stay tuned!