Dopo secoli in cui abbiamo visto donne e dee spogliarsi per artisti, che le riproponevano su tele e fotografie, gli anni Sessanta e Settanta del ‘900 portano un po’ di freschezza e “il vento del cambiamento soffia” incessantemente. Una breve carrellata delle nuove streghe e della loro arte (senza favoritismi)


2019, Mondo. Il 25 novembre siamo ancora a fare le manifestazioni contro la violenza sulle donne, perché nonostante i magici Settanta, la visione occidentale della donna per molti versi non è cambiata: ancora femminicidi, stalkeraggi, subordinazioni e negazioni di fronte a quello che viene tuttora definito sesso debole (ma sesso debole a chi?)
L’arte per molto tempo, per secoli, nonostante ci siano state delle eccezioni prime tra tutte Artemisia Gentileschi e Propezia De Rossi, ha inneggiato ad un modello maschile e restrittivo, che corrispondeva ad uno schema ben preciso: uomo artista e donna musa. Questo ha portato a dei capolavori all’interno della storia dell’arte, che difficilmente non si può che ammirare: come non si può rincorrere con lo sguardo le sinuose curve della Venere di Tiziano o guardare estasiati lo sguardo della Primavera di Botticelli?
Può essere considerato solo questo il ruolo del genere femminile? Sicuramente non può essere tutto qua: le donne nel corso del XX secolo decidono che è ora di rompere le catene con il passato e di dare un taglio diverso e più autoreferenziale alla loro vita. Molte scrittrici enfatizzano il ruolo della donna come creatura nuova in pace con il mondo e in parità con l’uomo e finalmente le donne iniziano a far sentire il loro grido.
Torniamo nel mondo post-Sessantottino e vediamo un po’ cosa succede. Tafferugli in tutta Europa, guerra fredda, cortei tra cui quelli femministi, che riempiono piazze e strade per arrivare ad urlare in faccia a chi le ha sottomesse da sempre “Tremate, tremate, le streghe sono tornate”.
Ebbene sì, sono tornate le maghe, le cabaliste, le dee dimenticate, che si liberano del peso di anni di paura e reverenza per essere il terrore e la paura di chi di loro si è fatto gioco. Non posso parlare di tutte le artiste, che si schierarono a favore del femminismo, quindi ecco a voi una personale e incompleta lista delle artiste, che hanno cambiato il modo di vedere la donna (in pillole):


Gina Pane. Il divaricamento del silenzio nella ferita.
Molti hanno sempre visto questo gesto solo come puro autolesionismo… Beh, sì in parte lo è, ma il significato che impregna le azioni di Gina è più astratto: la pelle, emblema del distacco e della barriera viene incisa per lasciare comunicare interno con esterno, donna con società e genere femminile con mondo intero. Ogni singola performance racchiudeva il dolore delle femmes da sempre condannate da una gerarchia, che non apparteneva loro e in cui non erano contemplate. Aprire porte e divaricare cancelli è l’inizio del percorso di avvicinamento e di unione tra i due sessi.


Valie EXPORT. Una dura.
Un’artista forse poco conosciuta di origine austriaca è entrata prepotentemente nella scena negli anni Sessanta. Performances, video e chi più ne ha più ne metta, un susseguirsi di opere contro la supremazia maschile e l’incessabile voglia di vedere la donna come l’angelo del focolare, che snoda la sua vita tra matrimonio e figli. Molte volte la troviamo nuda e farsi ammirare come reale donna e come una guerriera in attesa di confronto con il mondo che la circonda. Una delle sue opere più sovversive, però è ancora “ammirabile” e lo rimarrà finchè morte non ci separi: durante Aktionkörper si fa tatuare una giarrettiera, esempio della donna solo oggetto. Rimarrà sempre presente, MA prima o poi svanirà come si spera svanisca il patriarcato.

Cindy Sherman. Uno, nessuno e centomila.
Una delle fotografe più brave dell’ultimo secolo, durante gli anni Settanta decide di metterci la faccia o per meglio dire, ci mette un individuo di fronte nascondendosi dietro estremizzazioni dell’essere donna. Il gioco di ruolo, che instaura con lo spettatore è sottile e lascia attoniti: lei è sempre lei, ma non è lei, insomma chi è… Lei è veramente la maschera pirandelliana d’eccellenza: i mille volti sono suoi, è sempre lei, ma è anche la ricostruzione della visione della donna artificiosa e naturale allo stesso tempo. Non è mai lei, ma è ciò che noi vogliamo vedere di lei.

Carolee Schneemann. Una dea dei giorni nostri.
Carolee non fa azioni o performances, lei fa riti dove la donna ritorna Madre, ritorna Figlia, ritorna Femmina e sa di poter comandare. Il suo travolgimento cosmico all’interno dell’arte dimostra come la donna può essere qualunque cosa lei voglia e non ci sono barriere, che frenano questa sua rinata consapevolezza e presa di coscienza. In Meat joy inneggia alla carne e all’unione repulsiva e allo stesso adorante, che abbiamo nei confronti di essa che sia viva o morta. Rotola e si sparge di vita come appunto in un rito sciamanico, ma la vera rivoluzione sta nella lode alla vagina, che avviene durante la performance Interior Scroll. Questa camera traslucida, che conosce interno ed esterno per unirli e farli incontrare racchiude il più grande segreto di tutti i tempi, la nascita e la Vita; essa viene innalzata a reale portatrice di Luce e non solo, anche portatrice di misteri atavici e del Seme da cui nasce l’intero universo.


Carla Accardi. Degna Chiosa italiana
Una delle artiste italiane più conosciute insieme a Tomaso Binga e Ketty La Rocca, ho inserito Carla, perché lei stessa insieme a Carla Lonzi ed Elvira Banotti firma il manifesto di Rivolta femminista, scritto in cui le donne italiane si schierano contro le sottomissioni e le angherie maschili. È conosciuta per il suo ruolo all’interno dell’astrattismo, che si trasformerà in automatismo e in ricerca di minimalizzazione massima. Inizialmente fa parte del gruppo Forma 1, di dichiarata corrente marxista, nel quale si farà strada e riuscirà a tracciare il suo percorso artistico. Un meteorite luminoso nel cielo italiano, che lascia una prepotente scia: la sua ricerca di massima geometria passando dalle tempere alle meno precise vernici, arriverà ad un ritorno alla materialità solo negli anni Ottanta (il grande ritorno della plasticità in arte).

Novembre, 2019. Dopo questa carrellata da cui ho volutamente messo in panchina Ana Mendieta di cui parleremo più avanti, una cosa è chiara: l’arte si è ampliata e ha iniziato a includere sempre più gruppi minoritari anche grazie all’azione di queste importanti artiste, ma… c’è sempre un ma! Ma non abbiamo vinto, non abbiamo raggiunto la parità; difatti, si parla ancora di femminismo anche dopo gli anni Settanta e non si escludono continui ritorni delle donne agguerrite.
Forse non abbiamo vinto, ma uno spiraglio di luce, un barlume di speranza c’è e tenere viva la fiamma è nostro dovere.
IO non mollo, IO sto con le streghe.