Tra le strade di Barcellona si possono trovare edifici dalle forme particolari, che ci portano all’interno di mondi magici, dove la gravità e la materia possono essere manipolate liberamente.
Alla fine dell’Ottocento assistiamo a una fase di grande fermento sotto ogni punto di vista. L’epoca colonialista ha raggiunto il suo massimo apice, gli sviluppi tecnologici diventano sempre più rapidi e si è pronti ad accogliere il nuovo secolo caratterizzato da una grandissima innovazione dal punto di vista artistico, con le cosiddette avanguardie storiche che rivoluzionarono il mondo dell’arte ma allo stesso tempo ci si avvia verso gli anni drammatici delle due grandi guerre, che segnarono definitivamente il passaggio di un’era. In questi anni l’arte, ormai superata nei suoi canoni prettamente accademici, inizia ad aprirsi verso nuovi mondi, ad essa collegati, tra cui quelli del design e della moda. Sono gli anni dell’Art Nouveau, o del Liberty, chiamatelo come volete, ogni paese ha assunto il proprio nome ma si tratta di un movimento artistico e filosofico che si diffonde in tutta Europa e che coinvolge le arti figurative, l’architettura e le arti applicate. Si tratta di uno stile che spinge verso un rinnovato dialogo con la natura e i suoi elementi e che si contrappone quindi all’industrializzazione feroce che ha caratterizzato la fine del XIX secolo e la sua conseguente urbanizzazione delle città.


Questo approccio legato a una rappresentazione della natura è espresso attraverso l’uso di figure e forme che richiamano principalmente motivi floreali e zoomorfi i quali iniziano a diventare elementi decorativi di mobili, manufatti in metallo, vetri e ceramiche. In Spagna il movimento prende il nome di Modernismo e massimo esponente di tale corrente è l’architetto Antoni Gaudì, nato a Reus nel 1852. Sin dalla gioventù si avvicina al mondo dell’architettura, svolgendo i suoi studi a Barcellona, dove rimarrà per il resto della sua vita e dove lascerà traccia del suo operato con i lavori considerati tra i più significativi della città. Nonostante egli non si sia mai ufficialmente associato al Modernismo, con cui comunque condivideva a grandi linee lo stile, l’architetto elaborò un linguaggio del tutto unico e personale che lo contraddistinse da tutti i suoi colleghi.


Tra le commissioni private principali abbiamo le costruzioni di due case. La prima è la Casa Batllò, dal nome del suo committente, un altolocato industriale che affida all’architetto il rinnovamento della sua dimora nel quartiere borghese dell’Eixample. Al gusto estetico, caratterizzato da linee sinuose e ondulate ed elementi che richiamano il mondo marino e quello fantastico (gli elementi del tetto, ad esempio, ricordano delle scaglie di drago), Gaudì associa una grande attenzione alla funzionalità dell’edificio, avendo cura di provvedere a una buona aerazione e ventilazione, grazie alla distribuzione dei corpi di fabbrica disposti intorno a uno spazio aperto centrale, il patio, decorato da vibranti maioliche azzurre. Quasi in contemporanea si dedica alla Casa Milà, o Pedrera, anch’essa nello stesso quartiere, la quale si differenzia dalla prima per essere meno esuberante e decorativa ma che resta comunque unica nello stile. La facciata si presenta come una grande pietra grezza ondulata (da qui il nome), come se essa fosse stata battuta e plasmata dagli agenti atmosferici mentre più decorativo è il tetto, dove si assiste a un percorso di trenta camini che valgono ognuno come opera d’arte singola. Un’altro importante lavoro di Gaudì è la realizzazione di Park Güell, commissionato dall’impresario Eusebi e reso parco pubblico nel 1926 e tuttora luogo di ritrovo per i cittadini e per i turisti. Qui gli elementi architettonici si fondono completamente con il paesaggio naturale che circonda il parco, creando un’armonia unica tra le due parti. Fulcro centrale è la Plaza de la Naturaleza, dove si trova una lunga panchina ondulata rivestita da mosaici colorati che cambiano i riflessi a seconda della condizione atmosferica.


Ma conosciamo tutti qual è il grande lavoro di Gaudì, quello che non l’ha fatto dormire la notte, che lo ha ossessionato tutta una vita e che è purtroppo rimasto incompiuto ai suoi occhi e, ancora oggi, ai nostri. I lavori per la Sagrada Familia cominciano nel 1883, quando gli viene assegnato l’incarico di costruire una chiesa affidata inizialmente all’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, il quale abbandona il progetto a causa di discordanze con un collega. Gaudì mantiene l’idea di Villar di concepire la struttura in uno stile neogotico ma ridefinisce comunque l’intero progetto inserendo vari elementi a lui cari. Oltre alla caratteristica facciata realizzata in pietra, una volta entrati all’interno si assiste a una visione quasi fatata, le colonne sembrano alberi e i vari elementi decorativi rendono il tutto come un bosco incantato, un luogo magico e sacro, dove restare in silenzio e ritrovare ognuno la propria spiritualità. Nonostante la morte di Gaudì, i lavori hanno continuato, sebbene a rilento, grazie all’aiuto di donazioni e ai progetti lasciati dall’architetto, si spera possa essere conclusa nel 2026, anno in cui finalmente potremo apprezzare a pieno questo capolavoro.

Fonti:
-R. Schmutzler, Art Nouveau, New York & Londra, 1962 trad. it. Art Nouveau, Milano, 1966.
-M. A. Crippa, Gaudì, Taschen, Colonia, 2007.


