A colpi d’arte

Il corpo umano diventa il soggetto principale dell’opera d’arte anzi il corpo umano è essa stessa opera d’arte, così lo intendevano gli artisti della Body Art, termine coniato negli anni  sessanta del novecento negli Stati Uniti ed in Europa per identificare quelle forme artistiche  che trasformarono il corpo in un mezzo di linguaggio. Correnti artistiche quali, Dadaismo e  Surrealismo, influenzarono la Body Art, lo stesso Marcel Duchamp, “padre del Readymade”, si immedesima in un corpo di donna con il nome di Rrose Sélavy. 

di Elena Melloni Gandolfi

Prima ancora, Fabian Avenarius Lloyd definito “poeta pugile”, meglio conosciuto come Arthur Cravan (22 maggio 1887), una singolare figura che fece della sua fisicità uno strumento d’espressione artistico, allineando la sua pratica sportiva, la boxe, all’arte.

Arthur Cravan

Una personalità particolare, un mix di stati d’animo, allo stesso tempo un angelo ed un elefante o come lui stesso afferma “un eroe e un vigliacco”, non vuole essere uguale agli altri che seguono per filo e per segno le norme sociali, anzi vuole essere tutto il contrario e lo fa avvicinandosi a personaggi della narrativa considerati “antieroi” per questo preferisce definirsi “un perdente” perché il suo essere improduttivo deriva dalla bizzarria del carattere ma diventerà un perdente di successo. Pur essendo nipote del famoso scrittore Oscar Wilde, si professa nemico delle arti letterarie e della pittura prediligendo la boxe.

È sul ring che Cravan trova il suo luogo ideale, dove eliminare il confine tra disciplina e disobbedienza. Nonostante questa sua avversione dal 1911 al 1915 divenne redattore della sua rivista di critica intitolata “Ora” ma ne uscirono solo pochissimi numeri. La sua poesia considerata troppo polemica e trasgressiva esprimeva una grande intensità e forza e gli valse l’ammirazione dello stesso Duchamp. A Barcellona sfida il campione dei pesi massimi Jack Johnson con l’obiettivo di resistere sul ring per sei riprese. Questa performance lo rese famoso e lo inserì nel clima dadaista insieme allo spogliarello che organizzò nella città di New York davanti ad un pubblico femminile inorridito che prese ad insultarlo. Poco diplomatico critica l’Esposizione degli Indipendenti di Parigi del 1914, per il pugile non c’è niente di meglio della vita come fonte di ispirazione per l’artista, anzi citando le sue parole “il genio non è altro che una manifestazione stravagante del corpo”. Con Cravan il corpo diventa protagonista, lo cambia e lo modifica in un “manifesto  dell’estetica”. Anticonformista nella vita anche la sua morte si ammanta di stravaganza e rimane ancora oggi un interrogativo. Cravan è la testimonianza della celebrazione del corpo come entità fisica portata al limite ma più che mai mostra come esso non è solamente una struttura fisica, esso è anche anima,  l’anima dello sconfitto. La sua è una vita di istinti e sicuramente non di pensiero, Cravan,  attraverso la nobile arte della boxe studia il corpo umano e si pone come precursore della  Body Art. 

Fonti : 

Fabriano Fabbri, Sessoarterock’n’roll Tra readymade e performance, Atlante S.r.l., Monteveglio (Bologna), 2006.