Spike Lee

di Lorenzo Carapezzi

In questa settimana è uscito sulla piattaforma Netflix l’ultimo film di Spike Lee “Da 5 Bloods” intento a ripercorre il passato e il presente di quattro reduci del Vietnam tornati sul campo di battaglia alla ricerca di uno scrigno, un tesoro nascosto durante la tragica guerra. Il tema di fondo della poetica di Spike Lee è sempre lo stesso: la costante critica verso lo stereotipo dell’afroamericano, e in generale della razza nera, comune a molte culture distanti tra loro. Ma egli va anche oltre la banale morale antirazzista. Chi pensa che Spike Lee sia un regista che punta ad un cinema paritista si sbaglia, anche di molto. Egli tenta di orientare il discorso sul razzismo e sull’accettazione dell’altro verso il polo opposto. La diversità è la vera chiave pacifica tra i vari gruppi di appartenenza. Fa parte della nostra natura aggregarci ad un determinato gruppo, che sia etnico, politico, religioso ecc… Il desiderio del regista è quello di un mondo dove la diversità viene accettata e rispettata, dove i poli opposti diventano magneti che si attraggono. Egli tenta di sperimentare questo rapporto psicologico delle diversità inserendo tutti questi “clan” all’interno di uno spazio comune. Dopo aver dato l’azione Spike Lee rimane seduto a guardare se sia possibile un’attrazione tra gli opposti. I due film che più rappresentano questo stile sono quello sopra citato e il suo marchio di fabbrica “Fa la cosa giusta” del 1989.

Spike Lee (1957)

In passato Lee ci aveva mostrato le faide all’interno del quartiere Brooklyn tra gruppi neri, ispanici, italiani e cinesi durante una caldissima estate, oggi invece ci ripropone lo stesso tema, ma in campo vietnamita tra afroamericani veterani che tentano di sopravvivere ai colpi esterni dei vietnamiti e, soprattutto, a quelli interni di un’America bianca e doppiogiochista. Per quanto Lee sia maturato tenta lo stesso approccio di trent’anni fa, usando poi le stesse tecniche in molte scene. Una caratteristica fondamentale della regia spikiana è sicuramente lo sguardo in macchina accompagnato dai monologhi dei personaggi che ci osservano. Quello che vediamo è il loro sfogo, il loro pensiero che proviene non dalla testa, ma dalla pancia. Negli occhi vediamo tutto l’odio e la frustrazione di persone costrette a convivere in uno stesso spazio con gente odiata e disprezzata. Sembra quasi che i protagonisti non stiano parlando con noi pubblico, ma a loro stessi, come se fossero davanti ad uno specchio. Lo sfogo è puramente personale e ci sono parole che diciamo solamente a noi stessi, poiché ci conosciamo veramente e non abbiamo segreti da nascondere. Sono proprio questi momenti e le azioni distruttive successive che rendono l’ideologia di Spike Lee di questo mondo magnetico puramente e totalmente utopico. Egli se ne rende conto. Una pace tra i popoli non sarà mai possibile. Egli, comunque, ce lo vuole raccontare ancora, tentando di farci svegliare e di farci capire che non è l’uguaglianza la chiave di una pace, ma il rispetto e l’amore per la diversità.

Scena tratta dal film Da 5 bloods (Spike Lee, 2020)
Locandina di Fai la cosa giusta (Spike Lee, 1989)


Lee non si ferma qui e tenta persino una provocazione. Recentemente ha fatto uscire sul suo profilo twitter un cortometraggio, una sorta di found footage dove mette a confronto il suo capolavoro immortale con gli ultimi omicidi avvenuti dalla polizia verso gente di colore. “3 Brothers” è un esempio di come utilizzare a pieno l’archivio come materiale per insegnare. Fin dall’inizio ce lo dice: “Will History Stop Reapeating Itself?” (La storia smetterà un giorno di ripetersi?). Questa è una chiara critica a quello che ultimamente sta succedendo a proposito di censura e imbrattare la storia. Le statue, come i libri e come persino il cinema, forse l’esempio più lampante, diventano subito storia ed essa ci è utile non tanto a capire come il funzionasse il passato, ma a non ripetere gli stessi terribili errori compiuti. Non c’è da stupirsi quindi quando alla domanda del giornalista su cosa pensasse del caso avvenuto a “Via col vento” Lee abbia risposto: “Penso che debba essere visto”. Aggiunge continuando “Penso che uno dei film più razzisti mai fatto sia stato‘Nascita di una nazione’ di G.W. Griffith, debba essere visto. Io mostro questi due film nella mia classe”.
Ecco chi è Spike Lee, un uomo che conosce bene il valore dell’arte come materiale storico.

Fonti:

-Scott Roxborough, Spiek Lee talks about racism in US, George Floyd and his film “Da 5 Bloods”: https://www.dw.com/en/spike-lee-racism-black-lives-matter-protests/a-53746508
-Kaleem Aftab, The long history of racism in war movies:  https://www.bbc.com/culture/article/20200604-the-long-history-of-racism-in-war-movies
-Sam Dorman, Spike Lee says “Gone with the wind” and “Bird of a Nation” should be seen: https://www.foxnews.com/media/spike-lee-gone-wind-birth-nation
-3 Brothers, Spike Lee, 2020, cortometraggio su Twitter: https://twitter.com/SpikeLeeJoint/status/1267269978320826368?s=20