La prima volta che dissi a qualcuno che avrei voluto lavorare nel cinema, sia come sceneggiatore che come regista, mi venne chiesto: “che cosa vorresti raccontare?”, mettendomi in serie difficoltà.
Col tempo le storie mi vennero in mente ed ora mi ritrovo a stare male se non scrivo una nuova storia ogni mese, ma a quell’epoca non avevo nulla in mano, nemmeno nella mia testa. Eppure, ero fortemente convinto delle mie affermazioni. È come quando si incontra qualcuno di interessante: a prima vista non si sa nulla di quella persona. Certo, è possibile fare una prima constatazione sull’aspetto esteriore, ma il gioco costruttivo finisce lì, il resto viene col tempo. La stessa cosa con la scoperta del cinema, un amore a prima vista. Non sapevo spiegarmi le motivazioni, il ricordo di me che alla vista di uno dei tanti film mi alzai pensando “questo è quello che voglio dalla vita”. Una reazione inspiegabile, priva di concretezza, come l’amore appunto.


Questa sensazione mi pervade ogni qual volta mi capita davanti agli occhi dei film che mi affascinano. All’uscita della sala faccio molta fatica a capire quello che mi ha colpito nel film. Mi ci vogliono giorni, a volte settimane, per giustificare quelle mie reazioni. L’ultimo film che mi ha lasciato una gioia ingiustificata fu “Sorry We Missed You” di Ken Loach. Uscito dalla sala cinematografica, tornai a casa e nella mia passeggiata mi chiedevo in continuazione perché pensassi sempre a quel film. “È bello certo, mi ha colpito…ma perché?” Più mi ponevo domande e più le risposte mancavano. Fu dopo tre giorni che mi venne in mente la risposta che cercavo, mentre ero intento a comprare un libro. La risposta a volte è un’improvvisata della mente: Ricky (Kris Hitchen), padre della famiglia Turner, è un umile marito e un attento genitore. Con l’arrivo di una crisi globale, il nostro protagonista tenta di risolvere il problema, senza lasciare i suoi desideri alle spalle. L’acquisto di un furgone con cui poter avviare un’attività di corriere freelance per conto di una grossa ditta di consegne è un gesto che stizza sua moglie Abbie (Debbie Honeywood), la quale si trova a dover vendere la loro auto per poter fare quell’acquisto. Vediamo la follia e la frenesia di un lavoro stancante, privo di pause e possibilità di prendersi un momento per sé stessi. Ma tutto ciò non destabilizza il padre di famiglia, il quale coinvolge anche la figlia Liza (Katie Proctor), piccola ma matura ed intelligente. In ogni difficoltà il nostro Ricky tenta il modo di rendere tutto ciò più piacevole e allo stesso tempo riesce ad essere un ottimo padre: istruttivo, apprensivo ed empatico. L’aggressione ricevuta da parte di tre ragazzi è un punto d’arresto per la sua carriera e per la sua vita. La famiglia rimane l’unico punto saldo in un mondo crudele. Essa però è anche la bomba pronta ad esplodere sulla calma di Ricky, il quale, ancora indolorito e affaticato, dovrà per forza continuare a lavorare, guidando il furgone verso nuove consegne. Il finale è un momento di disperazione e di realtà non romanzata.
Ecco cosa mi ha lasciato questo film: la totale consapevolezza della realtà che mi circonda, ma anche il desiderio di essere come Ricky, un vero padre e un vero marito. Ecco perché amo il cinema: ci insegna la realtà attraverso l’immaginazione.
Fonti:
Sorry We Missed You: https://it.wikipedia.org/wiki/Sorry_We_Missed_You