di Lorenzo Carapezzi
Man mano che il tempo passa ci avviciniamo sempre di più alla morte dell’arte. Non assisteremo ad alcun funerale di artista. Ciò che verrà a mancare sarà quel senso vitale che l’arte ha sempre avuto e che ha da subito cominciato a perdere. In un lontano passato l’arte aveva peso mistico, religioso, tendente al sacro. Poi, dopo periodi morti, venne il Rinascimento e l’arte divenne mostrazione di un favoloso talento, chi dipingeva, suonava o progettava lo faceva in stretta comunanza con Dio (non a caso gli affreschi di Michelangelo vengono considerati creazione di dio e gli spartiti di Mozart pure). Poi arrivò la nuova epoca storica, quella contemporanea. Nacquero le avanguardie e l’arte divenne trasposizione materiale delle idee filosofiche, politiche e logiche degli stessi artisti. Da mestiere che faceva sopravvivere gli artisti divenne pura enfasi vitale, si soffriva e si andava avanti vivendo della e nella propria arte. Ma poi queste una ad una cominciarono a crollare, chi subito (come il Dadaismo)e chi sopravvisse per alcuni decenni. Ora, in una società fatta di assenza di giudizio critico, dove quello che conta non è tanto quello che si dice ma che lo si dica, pretendendo che gli altri ascoltino e ammirino quelle parole, l’arte non è tornata allo stadio precedente, quello del mestiere, ma addirittura è divenuta una pratica oltre mestiere, quello che in gergo comune viene definito hobby.

L’arte è diventato solo un passatempo, sia per chi la contempla sia per chi la pratica.
E’ solamente il tappabuchi della giornata. Mi si può far notare come di artisti che vivono della loro stessa arte, economicamente e idealmente, ne esistono ancora ed essendo non uno studioso ma solo un contemplatore dell’arte contemporanea mi sposto nel campo che più mi si addice: il cinema. L’arte più giovane, eppure di già ad un passo dalla fossa. Più il tempo passa e più la vita delle cose si riduce, inversamente alla vita dell’uomo. Nel 1965 Pasolini percorreva le spiagge e le città d’Italia chiedendo a tutte le classi cosa fosse l’amore, il sesso e come queste due cose influenzassero la società e viceversa. Ora, trovate le risposte a questi quesiti, soprattutto dalla psichiatria e dalla sociologia, sarebbe carino porsi nuovi quesiti, trasferendo il centro delle domande dai sentimenti all’arte. Ci vorrebbe un nuovo Pasolini e un nuovo progetto, magari chiamarlo “Simposio sul cinema” o, parlando più in generale, “Simposio sull’arte” e domandare cosa il cinema o l’arte sia agli occhi dell’uomo nuovo, protagonista centrale di una vita frenetica dove tutte le sacralità e le spiritualità stanno cadendo a pezzi. Questo sì che sarebbe un atto innovativo, un cercare di capire quale sia il problema o chi sia il problema, se gli artisti che ormai non convincono più o se è il pubblico a non voler essere convinto, e da lì ripartire, ingranando di nuovo la marcia invece che lasciarla in retromarcia.
