Nell’affollata capitale thailandese, continuano a vagare spiriti. Come placarli? Fornendo loro uno spazio confortevole da abitare. E siete avvisati: il coronavirus non è una scusa sufficiente per stringere le cinghia!
di Andrea Ferro
A Bangkok, molti spiriti appaiono subito piuttosto tondi e grassi, estranei ai morsi della fame da cui alcuni tailandesi sono afflitti durante questi difficili tempi di pandemia. Basti pensare che nel condominio Baan Pitak questi spiriti, o meglio le statuine che li raffigurano, erano troppo grossi per riuscire a varcare la soglia della loro nuova casa. Il consigliere spirituale, Kitsana Phattharasirisap, incaricato di presiedere la cerimonia d’insediamento degli spiriti nella nuova dimora, fu costretto a girare attorno per ore rilasciando incenso e pronunciando incantesimi.
Poi, dopo aver allungato le proprie dita , iniziò a spingere le statue attraverso l’entrata scolpita elegantemente: era riuscito a farli entrare! “Una dieta di preghiere li ha fatti dimagrire in meno di 60 minuti”, ha spiegato al termine della cerimonia.
“Se non ci credi”, ha continuato, “allora non funzionerà”. Molti thailandesi credono ancora in questi spiriti e questo spiegherebbe, secondo Kitsana, perché il Paese sia stato risparmiato dalla pandemia di Covid-19. La Thailandia, una nazione di 70 milioni di persone, ha registrato appena 3,130 casi e 58 morti, nonostante sia stato il primo Paese a registrare un caso fuori dalla Cina. “I thailandesi rispettano i fantasmi e gli spirti, preghiamo ogni giorno e gli spiriti ascoltano le nostre preghiere”.

In ogni angolo affollato di Bangkok, sia esso un piccolo anfratto decadente, un grattacielo di vetro o un’elegante stanza da ricevimento con pilastri di marmo, ovunque, si dice vi siano spiriti che devono essere placati e la pandemia non è una scusa.
Questi spiriti hanno bisogno di abitazioni a loro dedicate, che sembrano case di bambole edificate sui marciapiedi. Esse si presentano sotto forma di semplici pezzi di legno accatastati a formare un mini bungalow o come strutture raffinate con ornamenti del valore di migliaia di dollari. Le statuine, disegnate per poter vivere all’interno, solitamente non sono più grandi di una mano.
Queste case degli spiriti sono diffuse in Thailandia, Myanmar e Cambogia, anche se l’architettura differisce in ciascun Paese. Anche se non tutti credono, la pratica è molto rispettata e le abitazioni magiche rappresentano un elemento da sempre ben integrato nel paesaggio di Bangkok, come i campanili delle chiese nelle città europee.

Tutti gli spiriti si aspettano di essere sfamati: caschi di banane, del cocco o una scodella di riso. Queste offerte vengono solitamente posizionate di fronte alle case degli spiriti di mattina dai proprietari degli edifici o dagli impiegati, assieme ad incenso e ghirlande profumate. “Gli spiriti non sono esseri irragionevoli”, afferma Nongrak Puwasawadi, che si definisce un comunicatore spirituale (entra, cioè, in trance e suggerisce alle persone ciò che gli spiriti desiderano). “In tempo di crisi economica, agli spiriti basterà un buon bicchiere d’acqua” afferma Nongrak. “Ma se ci trovassimo in un periodo più fortunato, lo spirito chiederebbe una macchina con pilota automatico”.
Kuman Thong, un giovane ragazzo con codino e larghi pantaloni, è uno degli spiriti più popolari. Viene raffigurato con tratti da cherubino. Come molti altri spiriti, anche Kuman Thong predilige certe marche, ed è particolarmente ghiotto di Fanta alla fragola. Secondo Nongrak perchè “il rosa è un colore più bello del marrone della Pepsi”.


Nelle loro case, molti spiriti arrivano con orde di inservienti, danzatori e creature fantastiche. Ci sono elefanti e tigri nativi della Thailandia ma anche zebre. Ci sono poi spiriti che guidano altri spiriti, altri più remissivi, chi è dispettoso e demoniaco e chi è meglio avere dalla propria parte. Alcuni spiriti poi vivono tra le fronde degli alberi, segnalate da drappi colorati, incenso e dolcetti sparsi nelle radici.

La cosmologia degli spiriti in Thailandia è vasta – si tratta infatti di una nazione a maggioranza buddista con influenze induiste, cinesi e animiste. Alcuni spiriti derivano da antenati, altri sono semidei del pantheon induista. Alcuni si insediano nel terreno e intendono rimanerci, motivo per il quale i progettisti e gli architetti devono farvi i conti ogni volta desiderino edificare qualcosa. A inizio anno, per esempio, mentre la costruzione del condominio Baan Pitak procedeva, gli spiriti espressero la loro insoddisfazione: le case erano troppo piccole e rivolte verso la direzione sbagliata. I lavoratori del cantiere iniziarono a ricevere visite notturne, due finirono per ammalarsi, a detta del capocantiere. Così a Maggio si tenne la cerimonia di insediamento degli spiriti, il banchetto preparato per facilitare il trasloco da un gruppo di case alle nuove fu sontuoso: papaie, banane, mandarini, angurie, manghi, patate dolci, teste di maiali!

Chi sono i fabbricatori di queste abitazioni? In un viale di ciottoli lungo il fiume che attraversa il quartiere antico di Bangkok, Puvisit Puwasawadi intaglia case per gli spiriti ricavate da tek lasciato invecchiare mentre si lamenta per l’aumento di case realizzate in cemento. “Il legno è naturale e gli spiriti non vogliono abitare in ambienti artificiali” si giustifica. Dopo la II Guerra Mondiale l’isolato di Puvisit pullulava di carpentieri che intagliavano il legno per fabbricare quasi 100 case per gli spiriti al giorno. Oggi, di carpentieri ne sono rimasti appena tre.
“I giovani hanno scordato gli spiriti ma forse con il coronavirus inizieranno a rallentare un po’ e li venereranno di più” afferma speranzoso. “La loro ossessione per i social media, quel loro tendere verso spazi virtuali, viene alle spese di nutrire la realtà spirituale. Se ti prendi cura degli spiriti, gli spiriti si prenderanno cura di te”.