Ogni attore o artista che si rispetti sogna per la sua carriera una retta sempre in salita. Mai nessuno desidererebbe una carriera fatta come una parabola discendente. L’ossessione per il continuo successo è la malattia di qualsiasi attore. La fine di una carriera, il proprio nome man mano dissolto dai cartelloni e dalla mente delle persone per non parlare della la vecchiaia sono elementi che portano depressione. Fin dall’arrivo del sonoro molti attori persero la loro fama, a causa della voce non adatta al microfono. Altri ancora non vedevano nel suono la rivoluzione ma l’omicidio della pellicola, dando più importanza ad esso che alle immagini, restando così ancorati ai film di vecchio stampo, continuamente schiacciati dalla nuova produzione. “The Artist” di Michel Hazanavicius è un film che potenzia questa discesa depressiva attraverso il personaggio di George Valentin (Jean Dujardin), attore iconico del muto, dove i suoi incubi sono sonori e non visivi. Ma ad ogni problema esiste una soluzione. Se il danno è la voce, perché non puntare su altri tipi di suoni? E così la danza, in particolar modo il tip-tap, sarà la soluzione che combinerà suono e immagine.

Bejo) danzano (The Artist, Michel Hazanavicius, 2011)
La vecchiaia è la malattia più brutta che la bellezza visiva possa conoscere. Divi, ma soprattutto dive, narcise dell’obbiettivo sono costantemente ossessionate dal divenire statue viventi, imprigionando per sempre quella loro bellezza. Il botulino diventa pillola per ogni male, non esiste medicina migliore, diventando sempre di più una droga da cui non si può mai uscire. Pensiamo alla scena del bottoxparty del dottor Alfio Bracco (Massimo Popolizio), salvatore di questa brutta malattia che è la vecchiaia nel film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Attrici, contesse, uomini d’affari e persino giovani suore accorrono al miracolo del botulino. Il regista si interroga su cosa sia la bellezza, esplorando i vari aspetti della vita. È questa la grande bellezza? La giovinezza e la fotogenia dello schermo sono il vero significato della vita? Sorrentino capisce bene questa ossessione verso la perfezione e, come qualsiasi ossessione, si arriva inesorabilmente alla disperazione. Lo stesso vale per il talento, per la ricerca autodistruttiva di questo elemento vitale per gli artisti.

“Il cigno nero” di Darren Aronofsky e “Whiplash” di Damien Chazelle, attraverso l’arte della danza e della musica, mostrano il disfacimento della tranquillità nella perseveranza del raggiungimento di obiettivo a qualsiasi costo, persino con il sacrificio delle proprie relazioni familiari e amorose.

pericolose di “bel lavoro”! (Whiplash, Damine Chazelle, 2014)
Di questi divi non dobbiamo accusare la loro malvagità, bensì aiutarli nella loro tristezza di identità. Come non compatire chi si sente una divinità e ha paura di cadere dall’Olimpo.
Fonti:
– The Artist, Michel Hazanavicius, 2011
– La grande bellezza, Paolo Sorrentino, 2013
– Whiplash, Damien Chazelle, 2014
– Il cigno nero, Darren Aronofsky, 2010