Il cimitero delle Fontanelle (Campania)

di Silvia Michelotto

Napoli. Pizza, pesce fresco, tesori archeologici, palazzi magnifici…ma anche mistero e leggende.

La città che dà sul mare ha una storia lunga e affascinante, con tradizione antiche e complesse, e come tale non può nascondere dentro di sé piccoli e propri gioielli come quello che vi voglio raccontare.

i teschi del cimitero di Napoli

Il cimitero delle Fontanelle è uno spazio di 30.000 metri cubi scavato nel tufo, il materiale con cui è costruita la maggior parte dei palazzi di Napoli e che, dopo esser stato luogo di estrazione di questo materiale, divenne, nel 1656 luogo di sepoltura. In quell’anno era scoppiata una delle più grandi epidemie di peste che colpì la città, portando alla morte buona parte delle popolazione. Da quel momento, e a causa dei continui focolai, lo spazio si riempì ulteriormente di corpi; tra questi ci furono anche quelli della bonificazione napoleonica: con l’entrata in vigore del regime francese si arrivò allo spostamento dei corpi seppelliti nelle chiese in un’area più isolata e le Fontanelle sembrava il luogo migliore. Le ultime sepolture risalgono ufficialmente al 1863, ma vi si trovano anche di più recenti. Infatti, dopo la fuga dei napoleonici, si riprese la pratica di collocare le tombe all’interno delle chiese, e i becchini, per aumentare i propri guadagni, cominciarono a  effettuare lo spostamento dei corpi appena tumulati per poter continuare a vendere il medesimo spazio.

Sempre nell’Ottocento il cimitero dovette confrontarsi con un’improvvisa inondazione che portò in giro per la città numerose ossa, che furono prontamente raccolte e riportate nel loro luogo di riposo, ma era necessario creare un sistema di protezione perché ciò non si ripetesse. Furono così realizzati dei sistemi murari, ma lo spazio fu chiuso, fino al 1872 anno in cui Gaetano Barbati, canonico della cattedrale di Napoli, non decise di migliorare le condizioni del gigantesco sepolcro.Creò, così, una squadra che sistemasse le ossa in base al tipo e creassero le cosidette capezzuole, piccole cappelle dedicate ai vari santi; questa nuova organizzazione permise al cimitero di essere utilizzato ancora, come ossario della città.

Purtroppo il forte sentimento religioso portò alla nascita del culto delle anime pezzentelle, ovvero le ossa anonime abbandonate e lontane da un vero luogo di culto che, si credeva, facessero da ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Questa nuova tradizione spaventò le autorità cattoliche, in quanto, insieme alla devozione verso i singoli teschi, stava sfociando in un nuovo paganesimo, fu così deciso di chiudere nuovamente il cimitero nel 1969, aprendolo ai fedeli solo nei giorni in cui si sarebbero svolte le commemorazioni per le anime del Purgatorio. Ciò portò a un progressivo abbandono dello spazio, anche con il dilagare dell’ateismo della seconda metà del Novecento. Nel 2002 il luogo fu sistemato in modo da rispettare le norme di sicurezza, ma solo nel 2010, dopo una manifestazione da parte della popolazione, le Fontanelle fu riaperto al pubblico. 

Ma andiamo al sodo: cosa si può effettivamente guardare in questo meraviglioso e lugubre luogo? Vi segnalo quindi tre spazi piuttosto suggestivi e ricchi, appunto, di leggende. Il primo è la chiesa interna, un capolavoro di fine Ottocento, in cui potete ammirare gli unici due scheletri interi del cimitero, che appartenevano al conte di Ceretto, Filippo Carafa, e sua moglie Donna Margherita. La testa di quest’ultima si è conservata imbalsamata e presenta la bocca aperta, la quale secondo la credenza è dovuto al fatto che la donna è morta soffocata mangiando uno gnocco.

una delle navate del cimitero napoletano

Vi è poi la Navata dei Preti in cui potete trovare la statua di Barbati, con ai piede un altare su cui sono sistemati due teschi, chiamati i due sposi. C’è poi il Golgota, una montagna di teschi, molti dei quali seppelliti dai detriti della famosa alluvione che portò alla chiusura del mausoleo. Per finire troverete il famoso teschio del Capitano, il cui spirito è il protagonista di due leggende diverse e che lo vedono sempre alle prese con matrimoni e morti improvvise, e infine il Tribunale: tre croci tenute in piedi da pile di teschi che hanno fatto per anni lo scenario per le riunioni e i giuramenti di sangue della Camorra.

Per finire, vi segnalo la Navata degli Appestati. Qui troverete le ossa disposte in base alla classe sociale del malcapitato e sistemate all’interno di diverse ossoteche, la più suggestiva è sicuramente quella del Cristo. Sono presenti anche delle cassette di marmo riccamente decorate che proteggono i crani dei più ricchi, mentre poco più avanti potrete ammirare gli scolatoi, i tavoli in cui venivano sistemati i corpi affinché perdessero i liquidi prima di procedere alle pratiche sepolcrali di questo luogo.

Si, forse è un luogo un po’ macabro da visitare, ma sicuramente inusuale e memorabile!