di Andrea Ferro
Ogni giorno, migliaia di fedeli abbigliati con vesti variopinte si recano a venerare la statua del Buddha seduto alla Mahamuni Paya. Alta 4 metri, realizzata in bronzo, è una delle statue più famose della Birmania e in molti sostengono che risalga a 2000 anni fa.
Ciascun fedele è invitato ad applicare una foglia d’oro alla statua per mostrare la propria devozione. Ebbene, nei secoli, la lamina d’oro applicata dai devoti buddhisti di sesso maschile (le donne infatti possono solo osservare) ha ricoperto la superficie della statua con uno strato d’oro puro, spesso più di 15 cm! L’unica parte scoperta è rimasta il volto, splendente e fulgido, che viene amorevolmente lustrato dai monaci ogni mattina alle 4 in punto.
Il gruppo di monaci lava non solo il volto, ma addirittura i denti del Mahamuni. La statua venne trasportata nella città di Mandalay da Mrauk U nel 1784 grazie all’esercito: già a quel tempo si riteneva che fosse molto antica. In quel viaggio epico la statua non viaggiò sola: con lei, c’erano altre sei statue khmer di bronzo, di cui tre a forma di leone, due raffiguranti il dio hindu Shiva e l’ultima Airavata, l’elefante tricipite. In realtà queste statue provengono dalla Cambogia ma attraverso varie vicende storiche finirono prima in mani thailandesi e poi in quelle birmane. Secondo un’antica credenza, se si sfrega una parte di una di queste statue si può guarire dai mali che affliggono la parte corrispondente del proprio corpo.

