Cosa si agita nel Lontano Oriente? – Spectrosynthesis II

di Andrea Ferro

Si è da poco conclusa Spectrosynthesis II – Exposure of Tolerance: LGBTQ in Southeast Asia, appuntamento davvero interessante che si è presentato al mondo dell’arte come la più grande mostra a tema gender mai realizzata nel continente asiatico. E’ bene ricordare come l’Asia, nel complesso, si ponga attualmente a metà strada tra Africa e Occidente in quanto a tutela di diritti LGBTQ : nonostante sempre più Paesi stiano progressivamente adottando legislazioni favorevoli,  lo stigma sociale resta particolarmente acuto nelle periferie e nelle zone più rurali.

La cultura e la storia di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer sono state raccontate da oltre 50 artisti provenienti da circa 15 Paesi, dal Sud-Est asiatico all’India fino ad arrivare alla Cina. La mostra, organizzata dalla Fondazione di Hong Kong Sunpride Fundation e accolta al Bangkok Art and Culture Centre, era alla sua seconda tappa (la prima nel 2017, al Taipei Museum of Contemporary Art in Taiwan). L’idea iniziale consisteva nel condividere uno story-telling attorno alla tematica LGBTQ cercando di creare un dialogo attorno ad essa, sottolineando come i confini, per loro stessa natura, siano mutevoli e flebili, gli schemi sociali mutino nel corso del tempo e come le norme e i valori dati per scontati possano essere messi in discussione. Il tentativo è anche quello di non alimentare sterili conflitti rimarcando una propria identità distinta da chi ha preferenze o identità difformi dalla propria. 

Tra gli artisti presenti anche nomi molto noti nel panorama occidentale: come Danh Vo, che dopo essere stato ospitato nel 2018 al Guggenheim di New York, ha presentato la sua celebre opera We The People, una rivisitazione della Statua della Libertà. Celebre anche il compianto Ren Hang con i suoi distintivi scatti erotici. 

Citiamo anche l’installazione dell’artista thailandese Jakkai Siributr a base di opere tessili di due metri: i motivi geometrici dell’opera Quilt Project (2019) giocano con i triangoli rosa un tempo utilizzati dal partito nazista per identificare gli omosessuali – ed ora reclamati dalla comunità gay come proprio simbolo d’orgoglio.

“In Spectrosynthesis II il dialogo artistico è incentrato sulla tolleranza e sull’accettazione delle diversità sessuali e di genere. Il confronto va oltre la comunità LGBTQ”, spiega il curatore della mostra Chatvichai Promadhattavedi, “riguarda la libertà che l’arte offre: l’espressione delle lotte individuali per il riconoscimento anche sul piano legislativo, le battaglie combattute per i diritti umani e il rispetto reciproco tra esseri umani”.

La mostra si pone, infatti, in un contesto non facile per la promozione dei diritti LGBTQ : in India l’omosessualità è stata depenalizzata solo recentemente ma lo stigma sociale continua ad essere largamente diffuso nel Paese, mentre la stessa Thailandia – meta tristemente nota per il turismo sessuale di ogni genere – non tollera effusioni pubbliche e non approva unioni tra persone dello stesso sesso, nonostante la fama di essere tra le mete gay-friendly.

Ecco allora la sfida di Spectrosynthesis II – Exposure of Tolerance: LGBTQ in Southeast Asia contro il sentire più reazionario: tentare di farsi strada in mezzo a una fitta nebbia di pregiudizi per ripartire da una società meno violenta e discriminatoria, più aperta all’espressione individuale e delle diversità, più equa.

L’esposizione ha inoltre permesso attività più di sensibilizzazione a 360 gradi : vale la pena citare il corto realizzato dal fotografo thailandese Ohm Phanphiroj intitolato Underage (2010), che esplora le vite di otto bambini coinvolti nello sfruttamento sessuale in Thailandia. I soggetti intervistati descrivono il loro sogno di poter viaggiare un giorno in America per fare fortuna, di incontrare il ragazzo o la ragazza dei propri sogni e innamorarsene. Raccontano anche di come le pieghe del destino li abbiano portati a muovere i primi passi nel mondo della prostituzione (Tao, di sedici anni, rivela che fu il padre a chiederglielo per contribuire al sostentamento della famiglia) e le sensazioni provate nel corso dei primi appuntamenti con i clienti. 

E sullo sfondo la capitale luccicante della Thailandia, Bangkok, che cela dietro grattacieli scintillanti sacche di povertà, disperazione e necessità. Quando poi viene loro chiesto se abbiano dei rimpianti circa le loro scelte, qualcuno scoppia in lacrime.