Alzare lo sguardo con Moretti

di Lorenzo Carapezzi

Se si pensa a Nanni Moretti il primo film che viene in mente è di sicuro “Caro Diario” film che consacra un nuovo modo di fare, ma soprattutto di vedere, del regista. Finisce l’era di Michele Apicella e inizia l’era del reale Moretti, di un uomo che ha volto lo sguardo non più verso ideali falliti a causa della società in cui vive. Moretti inizia a vivere con gli altri, a scrutare a fondo i particolari di tutti e di tutto. Il suo sguardo non è più rivolto al davanti, guardando con malessere ciò che lo circonda. Gli occhi si alzano al cielo e quello che iniziano a vedere è un nuovo mondo, sempre presente ma che mai è stato colto. I tetti, gli ultimi piani dei palazzi e le finestre diventano protagoniste del primo di tre capitoli, “La Vespa”. Moretti lascia alle spalle il suo passato, smette di pensare al futuro e inizia a guardare il presente con la gioia degli occhi di chi ha conosciuto il freddo gelido della Morte (il film viene fatto dopo che Moretti ha combattuto il cancro).

“Si, la cosa che mi piace più di tutte è
vedere le case, vedere i quartieri, però non mi piace vedere le case
solo dall’esterno, ogni tanto mi piace vedere anche come sono fatte
dentro[…]” (Nanni Moretti, Caro Diario, 1993)

Così, un semplice giro in moto diventa viaggio verso la rilassatezza e la spensieratezza. Lo sguardo volge verso i palazzi, i quartieri, le strade e i ponti, costruzioni più vecchi della nostra epoca e più immortali della nostra vita. Gianicolo, Parioli, Garbatella, il Lungo Tevere fino ad arrivare all’Idroscalo di Ostia, luogo dove trovò la morte Pasolini, il luogo della fine di un’era intellettuale. La città che ci circonda diventa scatola della riflessione e della memoria, traspare il tempo che passa e la vita che cambia. Moretti gira senza una meta poiché per lui quegli attimi, ovvero il viaggio, sono più importanti della destinazione. Sopra quella vespa ci sono solo lui e i suoi pensieri. Il rapporto tra Moretti e l’architettura romana esalta il senso di goduria, priva di qualsiasi pensiero. Moretti smette di pensare troppo e di godersi di più la vita, quasi come un bambino affascinato dalla bellezza del mondo e dell’arte. La vespa, i palazzi e tutto Caro Diario ci insegnano una piccola cosa che abbiamo dimenticato da tempo: non osserviamo semplicemente, iniziamo anche a vedere.

“Be’ Spinaceto pensavo peggio non è per
niente male.” (Nanni Moretti, Caro Diario, 1993)