Non sono brava nelle presentazioni.
Mi chiamo Giada aspirante antropologa o altresì detta “la figlia con la valigia” (cit. mamma).
Sono laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale presso l’Università degli studi di Udine, dove ho conosciuto Jessica (la finta boss). La nostra amicizia è durata così tanto negli anni che ha deciso di coinvolgermi nel suo progetto di Art Du Monde.
Attualmente studio Antropologia e Linguaggi dell’Immagine all’Università Degli Studi di Siena.
Antropologia perché? Coniuga due miei grandi amori: i viaggi e la conoscenza dell’altro.
Mi ritengo un animo sensibile, che inquadra subito il genere umano e le sue potenzialità nascoste. L’arte rientra in questa mia vena poetica, ma con un occhio critico, non da storica dell’arte, bensì da fruitrice ed osservatrice.
Che cos’è l’antropologia?
Se si chiedesse ad un antropologo cosa sia l’antropologia, vi risponderebbe con tantissime parole, tantissimi dubbi, tantissime domande. Questo perché l’antropologia ha mille sfumature, mille sfaccettature, perché è poliedrica come l’uomo, come la società in cui vive, come i fenomeni a cui assistiamo quotidianamente. L’antropologia studia l’uomo in tutte le sue forme, in tutte le sue epoche, in ogni parte del mondo. È interessata a tutto ciò che l’uomo costruisce, alle dinamiche sociali, alle sue abitudini, ai rituali. Essa tocca, infatti, tematiche riguardanti l’uomo: dalla fisionomia del corpo, alle forme del linguaggio, fino ad arrivare a complessi fenomeni sociali e culturali. L’antropologia si chiede il perché di un determinato percorso e come vi ci si è arrivati. È una disciplina in continua evoluzione, in continua discussione con sé stessa e con il mondo esterno. L’antropologo osserva, si pone domande, incontra l’altro.
L’antropologia ti mette a faccia a faccia con l’altro, cercando costantemente un dialogo con tutto ciò che riteniamo sconosciuto. È una finestra sull’uomo e sul mondo.
Ora capite la difficoltà di racchiudere una disciplina così ampia in poche parole?