La nascita del cinema italiano

Sopra la più grande arteria della civiltà Occidentale, lungo la strada del Ponte Milvio, ecco il Generale Carchidio, bendato e condotta dentro una carrozza, pronto a consegnare la richiesta della resa pacifica di Cadorna al generale Kanzler di una resa specifica.

di Lorenzo Carapezzi

Nel 1905 il cinema italiano spalanca i suoi occhi verso la realtà, sancendo l’inizio della sua storia. 35 anni dopo la fine dello Stato Pontificio, il 20 settembre a Roma venne proiettato “La Presa di Roma”, ovvero l’inizio di un nuovo periodo artistico italiano e di una nuova economia globale. In soli 5 minuti il regista e produttore Filoteo Alberini riesce nell’impresa di quel “fare gli italiani” che Massimo D’Azeglio tanto desiderava. Attraverso la collaborazione con il ministero della Guerra, una grandiosa distribuzione fatta di volantini e di una propaganda fortemente anticlericale, Alberini riesce ad unire con spirito laico, la memoria e l’appartenenza nazionale di un intero popolo. Grazie alla rappresentazione della Breccia di Porta Pia, l’uomo italiano riesce a scoprire una propria identità e si sente inserito dentro una comunità. Lo spettacolo non sta solo nei magnifici dipinti di Michele Cammarano o dalle fotografie di Fuminello; ciò che illumina la scena non sono solo le scenografie di Augusto Cicognani, oltre al corpo del film, è stupefacente ciò che avviene nella platea. Un prodotto così celebrativo e didattico, che riesce a rendere reale e verosimile la finzione, crea un’unità e dà uno spaccato sociale così intenso da permettere ad un operaio qualsiasi di essere seduto accanto ad un borghese o persino ad un aristocratico.

Alberini, con sole 500 lire a disposizione, è riuscito a creare una vera e propria opera d’arte, non tanto per una questione stilistica o formale del film in quanto tale, ma nell’essere riuscito nella pratica a dimostrare ciò che l’arte, in particolare il cinema (che personalmente considero “Arte delle arti”), è capace di fare: costruire un tessuto di emozioni condivise. Dopo secoli di divisioni, ecco che il cinema arriva anche in Italia  riuscendo a raccontare attraverso un senso metonimico un’avventura collettiva del popolo italiano in quanto tale. Le sale cinematografiche, dopo questo pezzo iniziale di storia, si moltiplicano, anno dopo anno, diventando luoghi comuni, di tutti, dove le distinzioni e le differenze non riescono ad oltrepassare le porte del cinema.

Bambini, ragazzi, donne e uomini corrono verso la luce del cinema, come il poeta attirato dalla voce della sua Musa, poiché attratti da una forma d’arte che è riuscita a fare tutto ciò che le principali arti di un tempo, quelle classiche come la pittura e la scultura, erano riuscite solamente a sfiorare con l’idea: la capacità di riprodurre la vita in quanto tale.

L’uomo qualunque si sente appagato e partecipe nel vedere storie che entrano nell’eredità collettiva della memoria civile, raccontando piccole storie di persone senza storia, o da sempre ignorate dalla storia. L’uomo scopre se stesso e scopre quanto la sua vita sia importante, né più né meno delle altre. La sala cinematografica diventa luogo democratico per eccellenza, l’Atene artistica si erge anche in Italia.

L’Italia nasce con il Risorgimento e il Risorgimento si fa azione grazie al cinema. Gli occhi lucidi degli spettatori vedono meravigliati il loro destino, con una luce intensa che incornicia la figura femminile che personifica l’Italia, con in un pugno lo stendardo tricolore. Accanto alla bellissima rappresentazione femminile, ai suoi lati, ecco le figure emblematiche di Cavour e Vittorio Emanuele II (da un lato), Garibaldi e Mazzini (dall’altro). Ci ritroviamo in un’epoca in cui l’italiano non ha più motivi per combattere e inizia a scoprire il tempo libero, a capire finalmente cosa sia lo svago e la possibilità di apprezzare l’arte che mai era presente durante una fucilata ed un colpo di cannone. Il cinematografo è divenuto l’onesto passatempo di tutte le classi sociali. “La sala cinematografica” scrive Robert Musil “diviene spazio di culto laico. Chiese e luoghi di culto non sono riusciti in svariati millenni a coprire il mondo di una rete così stretta come quella creata dal cinema”.
L’esempio di Alberini e della sua casa di produzione “Alberini&Santoni” dimostrano a tutti i miscredenti la potenza suprema del cinema, ed in particolar modo del cinema italiano che oramai, salvo eccezioni, ha perso ogni suo carattere dominante, divenendo semplicemente passatempo o come direbbero oggi, un “hobby”.

Fonti:

– G. P. Brunetta, Guida alla storia del cinema italiano (1905-2003), Einaudi, 2016

– A. Bernardini, Cinema muto italiano: industria e organizzazione dello spettacolo 1905-1909, Roma/Bari, Laterza, 1981

Film completo: https://www.youtube.com/watch?v=vvXNw8_P2-I&t=297s

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