Lorenzo Lotto: pittore di Rebus

Ancona, anno santo millecinquecentocinquanta, una dolce mattina di mezza estate. Dal mare si leva un venticello fresco che si insinua tra le travi delle bettole e delle taverne del porto per poi incanalarsi tra i vicoli che salgono verso il duomo, carico di nuovi odori.

di Ludovica Fasciani

È la fine di luglio e la città è in fermento: il suo porto è uno dei principali approdi dei pellegrini diretti a Roma per l’anno santo; marinai sboccati, commercianti zelanti e nobili più o meno eleganti sono investiti da un’ondata di vitalità e di movimento. Tra il caos del mercato, qualcuno si degna di prestare orecchio al banditore che va su e giù per le vie del centro, raccomandando a piena voce a tutti i cittadini di correre al più presto verso la Loggia dei Mercanti, dove il noto pittore Lorenzo Lotto ha radunato tutti i suoi invenduti per organizzare…una lotteria!

Non che Lotto fosse nuovo ai giochi di parole, o ai giochi in generale, anzi! Come molti dei suoi contemporanei, si ingegnava ad infilare nelle sue opere qualcosa che tenesse impegnata la mente, oltre che l’occhio, di chi le ammirava. Il che, visto il tempo che gli uomini dell’epoca passavano davanti alle opere d’arte – le quali non erano solo oggetti decorativi, ma supporti per la meditazione, veri perni del pensiero – sembra più che naturale. Nel caso di questo pittore veneziano, in particolare, queste scintille d’arguzia riguardano una serie di rebus che Lorenzo si divertiva a mascherare nei suoi dipinti; proprio così, rebus, giusto come quelli della Settimana Enigmistica, qualcosa che noi contemporanei non ci aspettiamo di trovare nei quadri del Rinascimento. E siamo così poco abituati a cercarli che il più famoso di essi è rimasto sotto gli occhi di accademici, umanisti e appassionati per vari decenni, tra le luci dei corridoi dell’Accademia Carrara di Bergamo, prima di essere individuato: si nascondeva in un ritratto di gentildonna, al tempo ancora ignota. È stata appunto la scoperta del rebus a rivelare il nome della prominente signora bergamasca: nella falce di luna in alto a sinistra si legge infatti la sillaba “CI”. Questo dettaglio, una volta risolto il gioco enigmistico, ci rivela che la donna si chiama LU “CI” NA. Il suo cognome sarà poi svelato da un altro particolare nascosto nel quadro, lo stemma di famiglia inciso sull’anello: così Lotto ci presenta Lucina Brembati, dipingendola con un’accuratezza, che la dice lunga sia sull’interesse dell’artista per la pittura del Nord, sia sull’avvenenza della matrona.

Ritratto di Lucina Brembati – L. Lotto

Lorenzo sembra invece essere stato leggermente più caritatevole con un altro soggetto, quello del Ritratto di gentiluomo con zampino di leone (o forse il signore aveva già in partenza un aspetto più dignitoso di quello di Lucina?), che nasconde un altro dei supposti rompicapi di Lotto. Secondo un’ipotesi ampiamente accreditata, infatti, il nostro gentiluomo altri non è che il fortunato consorte di Lucina: a giungere a questa conclusione per primo è stato Augusto Gentili, che negli anni ’80 si premurò di correggere l’errore di concetto insito nel titolo del quadro. Quello rappresentato non sarebbe così un gentiluomo con zampino di leone,  piuttosto un gentiluomo con zampa di leoncino!Poca differenza, direte voi. Ma nel caso di un pittore che si dilettava con i giochi di parole, le parole sono niente meno che essenziali: se accettiamo che quella sia una zampa di leoncino, infatti, ecco qui che l’ignoto gentiluomo ci si presenta all’improvviso come Leonino Brembate!

Ritratto di Leonino Brembate – L. Lotto

Questi due coniugi sono stati alcuni tra i committenti più noti di Lorenzo, che a onor del vero non riscuoteva molto successo tra gli uomini del suo tempo: costretto ad una vita nomade, cominciò il suo vagabondare abbandonando, ancora giovane, Venezia, educata al gusto artistico da Tiziano. Per un breve periodo fu anche a Roma, lasciando un’impronta del suo passaggio in una delle famigerate Stanze di Raffaello: poi però ripartì, ricominciò a viaggiare, visse a Treviso, a Bergamo, a Jesi, e chissà in quanti altri posti. E in tutti lasciò qualcosa, tutti gli lasciarono qualcosa.

Se volete scoprire qualcosa di più su questo pittore inquieto de la mente e sul suo gusto per il gioco e lo scherzo, l’appuntamento è al prossimo articolo: scopriremo insieme una storia di un intrigo sventato e di un rompicapo nascosto dietro un velo.

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