E io pago! L’Italia che crolla.

di Lorenzo Carapezzi

Quando si pensa ad un personaggio truffaldino, meschino, che non ha pensiero per l’altro, desideroso di trovare il semplice benessere guidato dal leitmotiv dei soldi, che faccia persino ridere, ecco che la mente internazionale viaggia sullo stesso binario fino ad arrivare alla figura di Totò. A volte mi domando come noi giovani spiegheremo ai futuri neoitaliani chi fu Totò e perché lo si ricorderà per sempre. A mio figlio direi semplicemente, senza girarci intorno, che Totò è il simbolo nazionale per eccellenza. I suoi atteggiamenti verso gli altri, che si traducono in truffe sia pensate che improvvisate, è la sineddoche perfetta di un’era della nostra storia, del nostro tempo. In un’epoca di boom economico nazionale mai visto prima, dove le periferie diventano delle città alternative, il grande schermo cinematografico si sposta verso piccoli cabinati domestici e i valori cambiano, ecco che i valori morali ed etici si sconquassano. Le lezioni del neorealismo cedono in confronto del semplice desiderio di stare bene, da soli, ma con una carriera e con uno stipendio dignitoso. E qui il cinema italiano comico tenta di mostrare gli effetti di questo capovolgimento di senso umano. Non ci si aiuta più, si è nella guerra più totale e non esistono regole, poiché per le leggi la moralità non conta.

” Rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole
gente seria, mica come voi! Voi, al massimo… potete andare a
lavorare!” (tratto dal film “I soliti Ignoti”, Mario Monicelli, 1958)

Totò che con microgesti spazia descrivendo l’intero consumismo immoderato, facendoci ridere. E la risata esce dalle nostre bocche perché nella battuta è contenuto un fondo di verità? E qual è questa verità? La risposta la si può trovare nella filmografia completa di Totò: la perdita di un valore collettivo, di un amore per il prossimo.
Come non ricordarsi, per esempio, di una delle più famose scene di Totò, che con una naturalità spaventosa, poiché descrizione del vero, riesce a vendere la Fontana di Trevi in pochi minuti. E il pubblico ride, perché ormai siamo così. Il nostro passato non ha valore e trattiamo la nostra cultura come mera merce di scambio. Così il pubblico si ritrova a ridere davanti ad un volto che non è infinità di maschere, nemmeno una singola, bensì uno specchio, che riflette talmente tanto da accecarci con la sua luce.

Ma che sei pazzo? Centomila lire per una massa
d’acqua di questa portata! Oh! Ma che in America così si fanno gli
affari! Soh!” (tratto dal film “Totòtruffa” ’62, Camillo Mastrocinque,
1961)

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio è un italiano qualunque. E se mi chiedete cos’è per me l’Italia io vi rispondo “un Totò leggermente più grande”.